Quarto giorno al mare – la pioggia

21 Ago

Ora vado all’ente del turismo toscano e mi lamento del temporale pomeridiano che alle tre, tutti i giorni cascasse il mondo, si abbatte sulle nostre teste.

Nuvoloni, tuoni in lontananza, scrosciata d’acqua e via, ci vediamo domani, non mancare, stessa spiaggia, stesso mare.

Un attimo prima eri in spiaggia con occhiali da sole e crema cinquanta sulle spalle e un attimo dopo si avvicina il consorte, detto oramai il Bernacca 2.0 causa applicazione satellitare delle precipitazioni, ti mostra una mappa con vari colori, tu fai finta di dargli retta mentre rimetti tutte le cose in borsa di fretta e furia , richiami i due che intanto si stavano azzuffando e incominci a correre verso il campeggio alla velocità di Usain Bolt, carico però come uno sherpa nepalese.

E una volta arrivata “sana e salva” nel bungalow, cosa fai per ingannare il tempo? Cucini.

Che ansia. (Vedi giorno 2)

(P.s. sia lodata, sempre sia lodata la terribile animazione serale che nonostante i catastrofici spettacoli e patetici siparietti tiene i due in ostaggio per due ore regalando a noi quell’attimo di serenità giornaliera che ammortizza il costo della vacanza).

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Terzo giorno al mare – la medusa

20 Ago

Uscire alle sette per andare a correre in Pineta e scoprire che altre cinquecento persone hanno avuto la tua “brillante” idea, tipo le famose partenze intelligenti insomma. Questo però non mi ha comunque fermata dall’arrancare, come mia abitudine, per dieci chilometri tra manti di aghi di pino, cani liberi in pineta che mi volevano mordere e ultrasessantenni che riuscivano a superarmi su un piede solo.

A proposito di mordere, oggi qualche medusa invisibile mi ha lasciato il segno, tipo Zorro sulla pancia dei suoi nemici, sperando almeno, come premio di consolazione, nel pronto e celere intervento dell’aitante bagnino di turno.

“Aiuto, bagnino, aiuto, mi salvi lei”! Urlato alla torretta con una voce tipo la Signorina Silvani di Fantozzi, sperando che il baywatch etrusco, anche se non lo vedevo per la miopia, mi venisse a prendere sollevandomi con i suoi impressionanti muscoli e mettendomi in salvo. Ripeto, non ci vedevo una mazza, ma non sono mica tutti fighi i bagnini? E invece si è presentato un diciotenne asfittico brufoloso, con una canottiera rossa di due taglie più grandi, che senza neanche guardarmi in faccia, mi ha spruzzato acqua e aceto e se n’è andato di corsa. Forse perché doveva guardare l’ultima puntata dello Zecchino d’oro?

Secondo giorno al mare – cosa mangiamo?

19 Ago

Perchè tu donna previdente sai che poi al mini market del camping ti peleranno e che al supermercato appena fuori dal camping, per essere pelata un po’ di meno, dovrai combattere con la tua vicina di carrello per l’ultima cipolla o cespo di insalata, strappandogliela dalle mani come a una svendita “fuori tutto”di Armani. Allora porti la dispensa da casa, non rendendoti conto che non hai risparmiato un granchè, ma cerchi di illuderti. Come tutti quegli abiti che ti sei portata per la sera, e ti sei illusa che li avresti messi, ma sono le undici passate e invece ancora indossi il costume da stamattina.

Che poi, parli tanto di dispensa ma non c’hai “punto” voglia, come dicono qui in Toscana, di tagliare un melone, figuriamoci di cucinare per otto. E l’ansia sale per preparare il pranzo, sale per preparare la cena e risale il giorno dopo, e il giorno dopo ancora, come se fossimo in guerra e tutto fosse razionato, e invece tu non hai semplicemente voglia.

Meno male che almeno in questa ansia il marito lava i piatti, un’ansia in meno 🙂 .

Primo giorno al mare – la pazienza infinita

18 Ago

Perché lo sapevo già, ma oramai chi si stupisce più, che il viaggio sarebbe stato un inferno.

Io avevo la carogna addosso ancora prima di partire, perché per andare in vacanza non volevo passare da Genova. Perchè mi sentivo lo schifo addosso di quelli che si fanno il selfie col morto, anche se non c’entro nulla con loro, per il funerale di Stato, che mi sembrava brutto passarci di fianco mentre andavamo al mare e perché si sconsigliava il transito da quelle parti visto il caos.

Il marito invece, al contrario ci voleva passare perchè è la sua città, perchè voleva respirarla anche in questo momento di silenzio irreale, condividere l’emozione con i suoi parenti e per ultimo waze, che pare non sbagli mai, diceva che non ci sarebbe stato traffico. (In effetti l’autostrada era completamente vuota).

Beh, ci siamo scornati ininterrottamente, escluso un mio pisolo di un’ora lato passeggero, dalle 9.30 alle 17, e scornati è un eufemismo, coi figli poi che ci mettevano il carico da undici.

Si scoprirà all’ora di cena che il marito è due notti che non dorme causa pensieri, ma mica te lo dice no, e neanche te lo fa capire. Nella prossima vita faccio un corso di corrispondenza per lettura nella mente, magari così non lo minaccio più stile Al Capone.

E si arriva in campeggio, e devi anche disfare tutti i bagagli. Ah, i miei meravigliosi vestiti estivi nell’armadio, sapendo già, tuo malgrado, che indosserai calzoncini e canottiera per una settimana.

E i figli, il marito e i cuginetti arrivati anche loro coi genitori hanno fame. Dio che incubo che la gente voglia mangiare più di una volta alla settimana, e con questo caldo umidità e i capelli appicicati alla fronte anche l’estro culinario se ne va a puttane.

Sù figlio piccolo, oramai giovine uomo, aiutami a preparare questa mayonese veg che stasera facciamo il botto.

Settimo giorno al mare – il ritorno

6 Ago

Come scrisse un vecchio saggio anonimo: “può andare bene la prima volta per culo, ma la seconda sarà più terribile dell’inferno”.

Probabilmente, mentre lo scriveva, stava pensando ai viaggi della mia famiglia in macchina, quelli che tu li racconti e la gente non ci crede. Quelli che “ma figurati se si sono comportati così che sembrano tanto dolci”. Quelli che per una volta nella vita, l’andata ci è andata di lusso, ma il ritorno è stato un “back to hell”.

E così stamane alle sei, sapendo già cosa mi sarebbe capitato ore dopo, perché a giocare col fuoco prima o poi ci si brucia, mi sono sparata otto chilometri di corsa, quasi tutti in discesa, per abbassare il mio livello di stress ancora prima di essere stressata. Un’operazione completamente inutile, col senno di poi.

Tra lo svuotamento e la pulizia della tenda dove ho sudato sette camicie, ma con i due che rompevano, ne ho sudate almeno otto. Tra il “forza che si parte” e il salire veramente un’altra mezz’ora, e un’altra camicia.Tra il “forza cane salta nel bagagliaio” e il marito ed io a caricarlo di peso perché lui si erà appiattito e incollato di forza sul terreno come un vecchio chewing gum sull’asfalto che non si vuol staccare, siamo arrivati alla decima di camicia, e speravo di averla finita lì.

E invece, tra la prima parte del viaggio pre-pranzo, dove “adesso non ci fermiamo, ci avete stufati e ci facciamo quattro ore di seguito senza mangiare”, e la seconda parte post-pranzo al Lago d’Idro ” ora vi mettiamo in mano venti euro, vi molliamo alla prima stazione dei treni e tornate a casa da soli”, direi che è andato tutto bene, a parte le venti punture di tafano sul mio corpo, i peti del cane in auto e in tenda e la gente sull’autostrada che guida di merda.

E anche per quest’anno, anche se con qualche capello grigio in più, siamo sopravvissuti alla montagna.

Altro giro, altra corsa, presto salire che si riparte!

Sesto giorno in montagna – meglio soli che …

5 Ago

Mamma quanti ne fai, 64? (E il più grande ride).

Mamma guarda quel campanile, è del 1867. Tu eri già nata? (E il più piccolo ride).

Il marito e il cane hanno bofonchiato qualche cosa, ridendosela fra di loro, ma ho fatto finta di niente.

Meno male che ho solo due figli, perché se fossi stata la mamma della famiglia Bradford sarebbero ancora tutti lì a prendermi per il culo.

Ho chiesto come regalo ai miei due lo stesso che chiedeva mia madre tutti gli anni a noi figli, ovvero la tranquillità, il rispetto e l’educazione. E se questi ci fossero stati avremmo passato insieme una splendida giornata.

Non ho chiesto quindi una parure da Tiffany, ma un po’ di silenzio e di gentilezze. Ho forse chiesto troppo? Parrebbe proprio di si, specialmente dopo avergli fatto passare ore e ore all’adventure park e sopportando, sempre per ore e ore, per amore verso di loro, anche tre muratori bergamaschi, incastrati sugli alberi tra moschettoni messi male e nessun senso dell’orientamento e che ogni per ogni parola pronunciata due madonne e tre cristi venivano sempre nominati, per non sbagliare mai.

Ma nonostante la splendida giornata vissuta hanno fatto tutto il contrario di quello che avevo chiesto.

E allora a tardo pomeriggio mi sono rifugiata in pasticceria, a loro insaputa, a consolarmi un po’.

Certo, la crema pasticcera non guarisce, però aiuta, tanto.

Quinto giorno in montagna- felice come una bambina

4 Ago

Ci sono delle volte che faccio fatica ad addormentarmi pensando alla corsa che farò il giorno successivo.

Non parlo di gare, la competizione non c’entra nulla. Lì ho la velocità di una vecchia col deambulatore (e comunque fatico lo stesso a starle dietro). Parlo delle sensazioni che potrei provare mettendo un piede davanti all’altro in un determinato posto, mi vengono i brividi e non riesco più a dormire.

Mi piace chiedere alle persone che cos’hanno visto mentre correvano, e quando la risposta è “in che senso?” capisco che oramai ragiono in un modo completamente diverso.

Sono una neofita del running, lo so. Ho incominciato circa quattordici mesi fa, e ho solo da imparare. Corro e leggo libri sull’argomento, corro e mi studio tutorial su youtube, corro e mi studio e modifico schemi. Ma dopo un periodo di entusiasmo sulle velocità ora il tutto mi annoia un po’. O meglio, non mi va più di correre per raggiungere un risultato particolare ma corro per sentirmi viva, per essere felice, specie quando lo faccio in mezzo alla natura.

Due giorni fa col cane e il grande ci siamo imbattuti in una via crucis in salita su pietroni, tornanti su tornanti, in mezzo ai boschi, che portava a un convento.

Oggi ho provata a farla di corsa sapendo già che dopo i primi cinquanta metri mi sarei accasciata al suolo implorando pietà e un sorso d’acqua al primo passante, e invece sono arrivata alla fine, e lì ho pianto perché ero felice come una bambina. E mi sono subito dopo scapicollata lungo il sentiero sterrato con ancora le lacrime che volavano via, come nei cartoni animati, e quello sguardo un po’ ebete che ti si forma in viso, a tuo insaputa, quando il tuo amore viene finalmente contraccambiato.

Ecco, oggi così.

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