If You Can’t Fight ‘Em, Join ‘Em!

14 Giu

E così oggi pomeriggio sul treno mi ritrovo davanti tre ragazzette in shorts, occhialoni e la solita borsetta portata a mezzo braccio.

Incominciano a starnazzare come oche e io, immersa nella lettura del “Fatto”, sono non poco infastidita dai loro decibel.

Dopo venti minuti continuano a starnazzare come  oche e io, immersa nella lettura del “Fatto”, incomincio a interessarmi a loro: piego il giornale e lo rimetto in borsa, mi accomodo come davanti alla TV (che per inciso non ho) e sfodero il mio migliore sorriso, poverelle, non sanno a che cosa vanno incontro.

Mi faccio coinvolgere dai loro discorsi d’organizzazione vacanziera e mi chiedono consigli su come – dove – quando – perchè organizzarsi una 48h, settimana prossima,  tutte insieme appassionatamente.

Prima che io possa proferire parola una delle tre mi confessa che la vacanza sarebbe all’oscuro dai suoi genitori, lei ha solo sedici anni e, giustamente, loro non vogliono che si vada a mettere nei guai.

A quel punto io gioco la parte della più grande del gruppo, la più sgamata insomma.

Dispenso trucchi e trabocchetti per fottere i genitori con ingegnose e macchiavelliche scuse, loro mi guardano come se fossi la loro Guru, sono entusiaste delle mie idee bizarre e con gli occhi m’implorano “l’ancora, ancora”.

Ad un certo punto però le guardo bene, mi “guardo dentro”, mi ricordo che ho 25 anni più di loro e stravolgo tutti i miei suggerimenti, consigliando alla ragazza che voleva imbrogliare i genitori di chiedere loro il permesso, perchè se l’avessero scoperta  non l’avrebbero più fatta uscire per il resto della sua vita per mancanza di fiducia.

A quel punto il mio “indice di gradimento” crolla vertiginosamente.

La ragazza in questione mi guarda come se avesse davanti la vecchia zia rompicoglioni e mi dice” grazie Signora, ora ci scusi ma dobbiamo chiaccherare fra di noi”.

Ho capito, l’ospizio mi aspetta.

 

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