un attimino, cosa vuole che sia…

27 Feb

gentile Sindaco,

le scrive una mamma, mamma come tante mamme di questa bella cittadina.

Mamma arrivata qui da qualche anno dalla metropoli meneghina per respirare aria buona, per dare ai figli una qualità di vita diversa, per poter salutare la gente che incontri per strada senza che questa ti guardi male, per fare lunghe passeggiate in pineta dopo il lavoro e durante il week end senza sembrare la milanese in gita in campagna, per poter ridiventare più umana e per cercare di scrollarmi da dosso quell’aria un po’ algida da chi è cresciuto sotto la Madonnina.

Mamma, che da quando è diventata mamma appunto vede le cose in maniera diversa, se prima faceva valere i suoi diritti fino ad un certo punto perchè tanto era da sola, o eventualmente accompagnata dal consorte, ora è in presenza di pargoli che quotidianamente si affidano a lei, come la quasi la totalità dei genitori presenti sul territorio, per salvarsi la vita.

Per chi come noi ha scelto di camminare al posto di usare la macchina per raggiungere le scuole, per chi come noi ha scelto di andare in bicicletta al posto di usare le quattro ruote per una scelta di vita, per chi come noi ha scelto il treno e non mezzi inquinanti per raggiungere il posto di lavoro a 40 km, ma anche per la persona anziana che deve attraversare la strada, ma anche per la madre con figli urlanti che non vorrebbe mai essere investita su una strada verde adibita per persone e velocipedi e invece deve rasentare i muri per non diventare dello stesso spessore di una sottiletta kraft, ma anche per i bambini che ordinatamente vanno a scuola col pedibus che vedono gli accompagnatori quotidianamente sbraitare con le macchine perchè non li rispettano, io chiedo per tutte queste persone un po’ di sicurezza, non mi sembra una richiesta assurda.

Sa qual’è la parola più usata in questa città quando si fa presente che la macchina è parcheggiata in doppia fila, o sul marciapiede rasoterra (un Nobel a chi ha avuto questa idea geniale), o sulla pista ciclabile… “un attimino, cosa vuole che sia”.

Io giornalmente sbraito, urlo , minaccio di chiamare i vigili se il mezzo non viene rimosso all’istante, IO NON VOGLIO PIU, SIGNOR SINDACO, MAI PIU NELLA MIA VITA, CON I MIEI FIGLI, invadere il centro della carreggiata perché un mascalzone per un attimino deve fermarsi in un negozio pur avendo a disposizione un parcheggio a cinque metri di distanza, e il signore e la signora in questione fanno “fatica” a fare due metri a piedi.

Gentile Signor Sindaco,

la situazione è grave molto grave, davanti alla sede verde con la scopa in vetrina, che i miei figli chiamano la “casa della befana” e io mi faccio grasse risate ogni volta che lo dicono, ci sono file e file di macchine parcheggiate sul marciapiede che dal negozio con le corna fuori fino alle scope stanno tutto il giorno adducendo all’attimino sopracitato.

All’angolo di una famosa pasticceria, ogni mattina c’è il rischio che ci scappi il morto perché le macchine parcheggiano dappertutto, non rallentano in curva, i marciapiedi quando esistono, perché i rasoterra sono illegali, sono fatiscentemente imbarazzanti quando non ricoperti da immondizia da ritirare, capisce che circolare con uno o più passeggini è impossibile.

Io come gli altri genitori non siamo i “giustizieri della notte” e quindi non possiamo farci giustizia da soli anche se vorremmo tanto afferrare mazze ferrate e sfondare parabrezza, quindi ci aiuti lei, le soste vietate devono diventare divieti di sosta e fermate, i marciapiedi a rasoterra devono essere dotati di pali, i marciapiedi devono essere dotati di scivoli, non solo per noi ma anche per le persone disabili, il parchetto davanti al Comune (almeno quello) dovrebbe essere rimesso a posto, la palizzata che è sparita come un gioco di prestidigitazione di Silvan, l’altalena che se n’è andata e non ritorna più (ma questo è un discorso a parte).

Signor Sindaco, ci faccia ritornare il piacere di farci una passeggiata in centro senza farla dentro un carro funebre.

Una mamma come tante altre….

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Una Risposta to “un attimino, cosa vuole che sia…”

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