Quinto giorno in montagna

6 Ago

Di quel caldo che, se non scegli di andare in mezzo ai boschi ma startene tranquilla in campeggio, ti fa vedere i sorci verdi.

L’escursione termica tra il tuo letto in tenda, dove vorresti schiacciarti un pisolino, e l’esterno sará almeno di quindici gradi.

La voglia, come una homeless qualunque, sarebbe quella di buttarmi per terra nel primo lembo di prato all’ombra ma so giá che le formiche mi legherebbero, tipo Gulliver sulla spiaggia, e cercherebbero di portarmi via.

Allora scelgo la tenda bollente ma comoda con, giustamente, la mosca rompicoglioni a non farmi dormire.

Faccio la stoica ma, reduce dalla discesa di ieri in cui facevo l’espertona di montagna, ho dolori dappertutto, alle anche, ai polpacci, alle spalle ( per aver tenuto in spagoletta il seienne per chilometri) e persino ai denti.

Quindi oggi si fa solo un giro in paese.
La tempestività con la quale i figli scelgano il momento meno appropriato per dare sfogo alle loro necessitá corporali mi stupisce sempre.

Se fossimo stati in Liguria, dove, si sa, ti guardano male ogni volta che entri in un locale e non consumi, ci avrebbero giá affisso i cartelloni con le foto segnaletiche “wanted, non fateli entrare, cagano e non consumano”.

Che poi noi ogni tanto si consuma anche ma non è che per dieci volte al giorno possa bere caffè o prendere caramelle.

Ponte di Legno, rispetto a Pinzolo dove eravamo stati gli anni scorsi, per i bambini, diciamocelo pure, non offre un cazzo, a parte un gran caldo.

Poi per carità ci sono fiumi, montagne, impianti di risalita dappertutto.

Pur avendo sciato dai 5 ai 34 anni e fatto snowboard per cinque anni non avevo capito l’impatto ambientale devastante che avessero gli sport invernali sull’ambiente.

Abbiamo incontrato montagne sventrate e disboscate per fare spazio a nuove piste, lavori continuamente in corso, ruspe che in ogni dove sollevano polveroni degni delle tempeste di sabbia del Sahara e di fianco a tutto questo rumore assordante, come se nulla fosse, e scusate il paragone forse troppo forte dei bagnanti che nonostante il morto occasionale coperto di fianco loro continuano a prendere il sole, villeggianti che infilano in bocca la succulenta polenta al capriolo come se tutto questo fosse normale.

Poi si parla coi vecchi pastori, in presenza dei figli, per farci raccontare le storie della montagna prima dell’avvento del turismo e i figli, affascinati chiedono in coro ” ancora, ancora e ancora”.

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