Sesto giorno in montagna

7 Ago

Facciamo come nei film, iniziamo dalla scena finale per poi ricominciare dall’inizio.

Io che per disperazione mi faccio lasciare a quattro chilometri dal campeggio e, piuttosto che sentire ancora una volta i due che si pestano, mi percorro una pista ciclabile sotto un sole degno del peggiore film del far west dove non c’è in giro un’anima tranne una balla di fieno che rotola.

E cosí stamattina si decide di prendere l’ultima seggiovia prima della partenza di domenica.

L’arrivo alla malga è solo un’illusione poichè i mega ristoranti “capriolo e polenta all inclusive” hanno preso il posto delle vecchie malghe di pietra e legna, dove i pastori mentre vendono girano il mestolo nel latte che bolle e l’odore di bruciato arriva dall’affumicatoio dietro la casa, dove la ricotta, quella bollente, profumata e marroncina la fa da padrone.

Troppa omologazione tra un posto e l’altro, anche in quota, si salvano solo i vecchi rifugi del CAI, quelli in culo ai lupi per intenderci, dove ti danno il lenzuolo di carta e bevi il brodo nella tazza del latte.

Insomma ci troviamo nello spiazzo della valle delle marmotte, dove le bestie, probabilmente avendo sentito i miei figli arrivare, si sono nascoste nelle loro tane e fischiano avvisando le altre del pericolo.

Una cappa milanese a 2000 mt di quota e noi, per mangiare i nostri panini, ( vedi qui) ci rifugiamo in una casetta di legno destinata ai bambini dove, tra un insulto tra di loro e l’altro, tra un “insomma basta” e “ora ve le diamo” ne siamo usciti peggio di un arbitro di un incontro di boxe al 15° round.

Mi si accende il ricordo di mio padre che trent’anni fa, una mattina, mentre noi eravamo giá qui in campeggio, ha inforcato la bici da corsa e, senza allenamento, ha pedalato per 200 km in bicicletta arrivando distrutto.
Subito dopo
image

ha avuto la “brillante” idea di spalmarsi sulle cosce quelle creme non post -allenamento, come avrebbe fatto una persona normale, ma quelle pre, quelle che ti manderebbero a fuoco un intero bosco.
I locali, dopo cosí tanto tempo, ancora si ricordano le bestemmie con l’eco incorporato.

Bei tempi.

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