Quinto giorno in montagna – pensieri

4 Ago

Delle volte mi viene da paragonare la montagna al circo con gli animali.

Dopo essercelo gustato da piccoli e averlo snobbato da ragazzi, ci ritroviamo genitori con figli terribilmente affamati di conoscenza che vorrebbero vedere tutto nel più breve tempo possibile.

“Questo quello quell’altro, vogliamo vedere mamma, e il circo con gli animali” mi dissero qualche anno fa.

Noi, spiazzati ma non sorpresi dalla richiesta, abbiamo raccontato subito storie strappalacrime sui maltrattamenti degli animali al circo, e devo dire che hanno subito accolto nel loro cuore la nostra battaglia. 

La montagna, montagna che ha accolto guerre e scontri senza fare un plissè e che fino a dieci anni fa (prima di diventare madre) ho sempre “sfruttato” e goduto anche io come un, appunto, circo con gli animali, ora la vedo con occhi diversi pieni di sofferenza e consapevolezza per quello che é diventata, un bussiness da spremere, costi  quel che costi.

Squartata, sventrata, aperta a metá per costruire impianti di risalita per persone che non l’hanno ancora guardata come lo sto guardando io ora, come se il disastro che si sta compiendo lo si potesse compensare con qualche buona azione tipo piantare alberi in Honduras che va tanto di moda.

Ho visto un ghiacciaio coperto di teli di plastica ma non ho capito se fossero per salvaguardarlo a prescindere o solo per salvare la stagione sciistica invernale.

Ho visto i teloni degli anni precedenti buttati come stracci  nel versante sinistro a formare una discarica a cielo aperto.

Ho sentito anziani lamentarsi che fino a pochi anni salivano allegramente sui sentieri e ora gli stessi erano occupati da ruspe, cingolati, e vecchi pali degli skylift segati.

Ho visto gente brindare sul solarium del ristorante in quota, come se davanti a loro avessero un panorama paradisiaco e non un cantiere.

Ma ho anche incontrato, ragazzi, sui sentieri della Grande Guerra, recitare il Rosario passo dopo passo, e io un pò a schernirli dentro di me ma a ripensarci meglio forse sono gli unici ad avere ragione.

Forse, ma è solo una provocazione, ritornare o finalmente tornare ad una montagna senza tanti fronzoli, senza animali.

Chi ce la fa sale, gli altri stiano pure a casa.

                                                                           “… i morti è meglio che non vedano 

quel che son capaci di fare i vivi e 
la strada storta che sta prendendo il mondo, 
… è meglio che non si accorgano nemmeno 
che noi siamo diventati così poveri e 
tanto miseri che non siamo capaci 
di volerci bene …… no, è meglio che i morti 
stiano nella neve e nel ghiaccio 
e che non sappiano di noi, altrimenti 
potrebbero pensare di essere morti invano 
ed allora si sentirebbero ancora più soli… 

Gian Maria Bonaldi     
(combattente in Adamello

)

)

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