Il compleanno

17 Mag

Penombra dalla finestra, la tipica penombra delle case esposte a nord, di quelle fredde, cupe, dove non riesci mai a vedere la danza della polvere in controluce.

Esposte a nord, quelle più a buon mercato perché non le vuole proprio nessuno, o quasi. Il tavolo è di legno, ma di un marrone anonimo, un po’ come tutto il resto dell’arredamento.

Sensazione di vecchio e stantio che dopo entrati non ti abbandona più e di tristezza, fallimento e rassegnazione. Una lampadina appesa al suo filo penzola in mezzo alla cucina, la carta da parati ingiallita che ne ha viste tante se non troppe, come quel lui, intento a sbucciar patate seduto a capotavola, e quella lei, chiusa in bagno da ore quasi come se fosse un rifugio o l’unica ancora di salvezza.

Hai finito? Ma stai scherzando? Sono appena entrata.

Eppure mi sembrava tu fossi entrata alle sette, subito dopo il caffè, e ora, a meno che l’orologio della cucina non sia impazzito, sono le nove e mezza.

Le patate sbucciate intanto si accumulano. Pela, pela le patate per cercare di non pensare, ma inutilmente. Pela anche per tenersi impegnato. Sospetta, anzi ha un presentimento, che la giornata sarà lunga, molto lunga.

In più le mani sporche di terra a lui piacciono, gli ricordano la sua infanzia dai nonni, quando per lavorare i campi si saltavano giorni di scuola. Sorride tra se e se con quella nostalgia dei tempi che non tornano più, peccato.

Hai finito? Sono le dieci e trenta.

Cosa preferisci? Azzurro glicine o un più deciso rosso, sai non vorrei sfigurare.
Ogni colore ti rende unica, amore mio. Sai, ieri mi vergognavo a dirtelo, in fabbrica hanno incominciato a mettere in cassa integrazione. Non c’è più lavoro o ce n’è molto poco e noi siamo troppi. Stanno mandando via quelli non sposati, poi si vedrà, ci hanno detto.

E se osassi un verde menta, dici che è troppo?

La stanza, che fa da tinello e salotto, incomincerà a perdere luce appena il sole girerà dall’altra parte del palazzo, le giornate invernali sono così, se poi si considera anche l’unica esposizione.

Hai finito? È mezzogiorno.

Il carnevale di profumi tipico delle domeniche mattine italiane è entrato violentemente a casa sua, come un pugno nello stomaco, o peggio ancora, come un vuoto nello stomaco. Dammi un po’ di tregua. Stavo pensando, sicuramente orecchini e collana abbinati fa troppo provinciale e non voglio certo sembrare quella che arriva dai campi, però tutte e due mi stanno così bene addosso che non so proprio quale indossare, certo che avrei proprio bisogno di un paio di scarpe nuove. Si lo so che ne ho già tante, è inutile che bofonchi che ti sento da qui, ma una mezzo tacco col laccetto oggi sarebbe veramente perfetta.

Dicono dicono che abbassano le bollette, intanto io qui sono già al secondo sollecito. Triste lui e diciamocelo pure, tristi gli abiti che indossa.

La canottiera ereditata dal padre morto sotto la pressa in fabbrica, posto che poi è andato a lui per pietà del padrone, il pantalone di velluto oramai liso e le scarpe rincollate tante e tante volte. Il pelapatate é un regalo di sua madre consegnato il giorno che è partito per militare. “Gli unici che mangiano bene sono quelli che cucinano, vedi di farti assegnare lì” e infatti. Hai finito Nanda, non hai fame? In effetti un po’ di languorino ce l’avrei, ma devo ancora finire perché stavo puntando a quel tubino color menta in effetti, un po’ osé, ma se poi mi viene freddo? Forse sarebbe meglio questo bell’abito lungo, con la sciarpa di angora e un filo di perle, che dici? Pensavo che tua madre potrebbe venire ad abitare da noi, ridurremmo i costi tutti e tre, il divano è un po’ scomodo per lei, al massimo ci dormirei io. Lui è fuori in cucina, lei è chiusa dentro il bagno. Sono dialoghi sordi, che quasi non si ascoltano, ognuno dietro alla propria vita. Sbuccia, sbuccia, sbuccia. Stancamente mette una pentola sul fuoco, non che ci siano molte alternative per pranzo. Hai finito? La doppia matita agli occhi è troppo marcata sembro Cleopatra, no, devo ricominciare da capo, mica voglio sembrare lo zimbello della festa, e questi capelli poi che disastro, Berto, lo sapevo che non avrei dovuto lasciar fare al parrucchiere.

Se potessi fare di più per te lo farei, lo sai vero amore mio?

La fabbrica, al mercato la notte del sabato. Mi sento in colpa, non ti ho nemmeno fatto vedere da lontano la vita che sognavo per noi due, la vita tanto desiderata, quella per cui ci si sposa, si sogna, e invece io una nullità, che fortuna ho ad averti con me.

Pomeriggio inoltrato, la potenza della lampadina è troppo bassa per quella stanza, il volto stanco di lui ogni tanto, tra uno sbucciare e l’altro, cambia espressione, riso amaro, consapevolezza, accettazione, forse anche una lacrima, ma anche se fosse stata sarebbe stata asciugata subito col dorso della mano per non farsi vedere, vuoi mai che lei pensi che ci sia qualcosa che non va. Hai finito? Il pomeriggio oramai se n’è andato.

Finalmente sono riuscita a sistemare i capelli con lo spillone di brillanti che mi hai regalato per il mio compleanno, e poi hai ragione, meglio un po’ più sobria, anche se il color menta mi donava così tanto, che dare adito a quattro comari di fare commenti spiacevoli sul mio conto. Non vedo l’ora di vederti, dopo tanto attendere, ne sono certo, stasera tutti non avranno occhi che per te.

É il compleanno di lei, il cielo è scuro e sereno, qualche stella è già comparsa, ci sono solo i rumori dei televisori che arrivano dal cortile.

La porta del bagno si apre, ne esce lei, una donna piccola, curva, indossa una vestaglia dai bordi sfilacciati, i capelli tenuti su da un mollettone di plastica.

Viso stanco, tante occhiaie ma occhi che piangono, piangono felicità per un regalo, l’essere anche solo per un giorno, quella che lei non è mai stata, quella che lei non potrà mai essere, ma quella che lei, grazie a lui, per una volta lo è stata.

L’unico regalo che lui poteva permettersi di fare, ma forse, proprio per questo, il più prezioso.

il compleanno

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2 Risposte to “Il compleanno”

  1. micheleciotti maggio 17, 2017 a 2:43 pm #

    L’ha ribloggato su micheleciotti.

  2. frankytraboda maggio 23, 2017 a 9:21 pm #

    “Se potessi fare di più per te lo farei, lo sai vero amore mio?”

    Chissà quanti uomini hanno provato questa sensazione…

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