Quarto giorno al mare – #iocorroqui

20 Ago

Quante volte, nei luoghi più disparati del mondo non avete visto l’ora di correre anche, o solo diciamocela tutta, per poi infilare sopra una foto il famigerato hashtag #iocorroqui e taggare il taggabile?

Io, “runner” ancora acerba, ancora col ciucco in bocca,  ero indecisa se portarmi al mare il minimo per fare una corsetta. I pareri tra i miei amici, loro si veri runner, era discordante. Ma tu portale le cose che poi te ne penti. No, hai giá corso molto tra giugno e agosto, ora ti devi riposare. Io a quel punto, per non sapere ne leggere ne scrivere, qualcosa mi porto, poi vedremo.

I primi tre giorni mi sveglio brasata, con certo zero voglia di stare lì a vestirmi come se dovessi andare a fare la maratona di NY.

Ma il quarto, oh si il quarto, alle 6.40 sono giá pronta ad uscire, non prima di aver santiato  col reggiseno sportivo super performante che si è arrotolato dietro la schiena che neanche saltando riuscivo a tirare giù.

Mi muovo in stanza come Peter Seller nella Pantera Rosa, sperando di avere l’abilità di non svegliare nessuno e invece tirando giù tutto ogni volta che mi giro.

Sono le 6.40 ripeto. Dopo aver svegliato l’intero albergo sono pronta a uscire.

Va bene che siamo su un’isola e qualche salituccia l’ho vista, ma è anche vero che dall’hotel parte, mi pare, una stradina che sicuramente rimarrà in quota. Si, sicuramente.

Mi immagino già percorrerla a lunghe falcate, io che ho le gambe corte, con una coda di capelli che svolazza, io che ce li ho corti, e un sorriso travolgente sul viso che non mi abbandonerà per tutti i chilometri che sicuramente correrò di seguito. 

Dopo una prima illusione di 200 metri percorsi in quota mi ritrovo, subito dopo un arco, una discesa mozzafiato che se non rallento mi spacco non solo la testa ma mi ritrovano a pezzi in fondo come Fantozzi dopo la gara di sci. Arrivo alla prima spiaggetta, butto un occhio e poi riparto. 

Inizia una salita che i ramponi non sarebbero bastati. Endomondo intanto gira sul mio cellulare, senza guardare in faccia a nessuno, senza pietà. Mi ritrovo in mezzo a case abbandonate durante la salita, gallerie di tufo e nessuno in giro. Sono pur sempre donna e mio marito non sa neanche da che parte sia andata a “correre”.
Finita l’interminabile salita, un’illusione di piano di 150 metri dove zampetto tipo struzzo e poi di nuovo una discesa a rotta di collo e poi di nuovo salita e poi di nuovo discesa. Nel mentre cani sulla strada senza padroni che mi guardano storti, il primo caldo che arriva, galli che cantano in mezzo a orti secchi, io che sudo e ho combinato ben poco, se non nulla.

Dopo l’ennesima discesa mi decido a scendere sopra questa immensa spiaggiona, mi tolgo le scarpe e incomincio a ritornare indietro a piedi nudi nell’acqua. Peccato che non ci sia spiaggia di sabbia ma ciotoli più o meno grandi che mi frantumano i piedi. Sulla spiaggia intanto, alla mia destra, orde di gabbiani enorme che rovistano nelle pattumiere.

Sconfitta nelle mie buone intenzioni, dopo l’ennesima salita me ne ritorno in hotel.

Mi viene in mente la canzone “forse non lo sai ma tutto questo è amore”.

Forse il correre, forse ribadisco, è anche lo sperimentare, l’avventurarsi, lo scoprire comunque posti che se no non saresti andata a vedere. Forse il correre non è solo la prestazione da fare vedere a tutti sull’App ma anche il panorama, le imprecazioni per aver sbagliato strada, e un pezzo in più di esperienza da scrivere nel tuo libricino mentale della corsa. Il prenderti in giro da sola per quello che avresti voluto fare ma che non sei riuscita a soddisfare se non in minima parte, la faccia stravolta quando invece avresti voluto avere quella della modella del mese su “sport illustrated”.

Forse non lo sai ma tutto questo, comunque, è corsa.

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2 Risposte to “Quarto giorno al mare – #iocorroqui”

  1. nino agosto 20, 2017 a 8:57 am #

    brava.

  2. micheleciotti agosto 20, 2017 a 11:03 am #

    L’ha ribloggato su micheleciotti.

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