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I soliti maledettisimi buoni propositi

28 Dic

Una volta ci credevo veramente ai buoni propositi. Così come una volta credevo a Babbo Natale, alla fatina del dentino, al cambiamento delle persone e ai miei genitori che non sarebbero mai morti. Compravo la mia bella agenda colorata,  scrivevo al primo di gennaio dodici cose, una per ogni mese, che avrei voluto fare o che avrebbero fatto migliorare me stessa. Le riportavo al primo di ogni mese e giorno per giorno scrivevo, anche solo una riga, su quello che ero riuscita a fare per raggiungere il mio micro obbiettivo.

Poi piano piano si smette di credere a tutto, o almeno io ho smesso. Ho smesso di credere alla magia che sempre e comunque ci circonda perché presa da troppi impegni, ho smesso di credere che rilassandosi si ottengano più cose che arrabbiandosi, ho smesso di credere che un sorriso spesso curi più di mille medicine, ho smesso di credere che potrei avere la facoltà di diventare ogni giorno una persona migliore se solo lo volessi.

Per me è sempre un po’ più facile essere aggressiva, con la battuta pronta, tendenzialmente scorbutica e acida, per azzittire “l’avversario” e non mostrare così le mie fragilità. L’apparire, ma non l’essere,  sempre forte mentalmente e fisicamente. Il non chiedere mai nulla, l’andare avanti come un mulo, tirando il carretto della vita: sugli sterrati, sulle mulattiere in salita, sui pendii scoscesi.

Che fatica, che fatica essere così ogni maledetto giorno. Caricandomi così le spalle di tutti i problemi, le preoccupazioni, le turbe e i malumori degli altri. Per sgravarli, per farli soffrire meno.

Ma anche il soffrire e il faticare deve comunque far parte della vita di ognuno, se no non si cresce.

Il mo unico buon proposito per il 2018 sarà quindi lo sbelinarmi (in genovese parlando) un po’ delle magagne altrui per vivere con un pizzico in più di leggerezza.

(Oggi con due giorni di anticipo ho messo in pratica il mio bel dito medio, e sono andata a fare la doccia, nei confronti dei figli per i compiti, specie dopo che:

Si son buttati per terra per non farli

Si sono picchiati e insultati

Hanno sbattuto lo sbattibile.

RANGESS si dice qui a Milano (che poi quando sono uscita dalla doccia li stavano facendo, mah).

 

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Il plasticun.

26 Dic

E meno male che ho parenti e amici intelligenti ai quali non ho dovuto neanche più di tanto spiegare, ancora mentre stavo a sfornare il primogenito, che non avrei mai fatto entrare in casa per il pargolo giochi cinesi, rumorosi, di plastica, fluorescenti, non conformi Ce bla bla bla, hanno capito subito che qui da noi non c’era trippa per gatti per le “cineserie” che durano da Natale a santo Stefano e quindi chi ha dovuto adeguarsi si é adeguato.

Certo ogni tanto i miei si presentavano con giochi da far scappare un sordo per i suoni che lanciavano, perché, specialmente per mio padre, se il gioco non aveva tutte le caratteristiche sopra descritte, per lui il bambino non si sarebbe divertito.

“L’oggetto” veniva utilizzato giusto il tempo di farli contenti quel giorno e poi, puf come per magia, si volatilizzava col teletrasporto, e si materializzava dal figlio del vicino; alla loro successiva visita, quando richiedevano di vederlo, si prendeva tempo dicendo che era al piano di sopra sommerso da altri giochi, “papiii, vuoi una fetta di salame del contadino qui di fianco?”, la conversazione veniva forzatamente deviata su un argomento più gustoso e del plasticun non se ne ricordava più nessuno.

Certo poi la plastica, quella vera però, ha fatto prepotentemente l’ingresso in casa dalla porta principale con i Lego, però essendo una plastica “educata e educatrice” si é pulita i piedi sullo stuoino e noi l’abbiamo lasciata entrare.

Ora con due figli la casa, ca va sans dire, é monopolizzata dai giochi. Playmobil che accoltellano dinosauri e poi si nascondono dentro fortini fatti dalibri, piccole Peppa pig che vengono tenute in ostaggio da Hero Factory e liberate da astronavi in cartoni costruite da noi.

La lotta alla plastica l’abbiamo persa ma mescoliamo, cercando di fare del nostro meglio, stili e tendenze.

Vecchi giochi anche di vent’anni fa che vanno a braccetto con i nuovi, plastica, legno, cartone scotch da pacco e forbici che prendono il sopravvento e diventando castelli, astronavi, ponti, ascensori sui quali si possono creare mille situazioni diversi, vivendo in campagna ogni animaletto viene infilato nelle scatoline e dopo che ognuno della famiglia ha detto la sua in merito “che schifo, che impressione, bleahh, ahhhhh” lo riportiamo in giardino liberandolo con gran cura, dove sicuramente verrà ricoverato per problemi psichici dovuti al nostro incontro.

Life in plastic is fantastic, se la si usa con intelligenza!

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Che noia

23 Dic

E nonostante l’era new-age,
Capelli sciolti al vento e il saper guardare oltre ,

E nonostante la disperazione di alcuni, di tanti e probabilmente troppi
“Sono indeciso se pagare la bolletta del riscaldamento prima che me la taglino o pagare la mensa della scuola di mio figlio”

E nonostante il mondo a disposizione basta fare un click per capire che su questa terra non ci siamo solo noi con i nostri egoisimi

E nonostante io ti guardi, ti osservi e cerchi di farti capire che il tuo mondo non é tutto il mondo e che,

– oltre ai tuoi capelli lisciati con la piastra in super ceramica che non ti rovina il capello;
– oltre ai tuoi pantaloni di pelle nera firmati che ti provoca i peggiori pruriti perché troppo attillato ma tu resisti;
– oltre quel sanguinolento giubbotto di pelliccia per cui vai tanto fiera;
– oltre alla borsa griffata che porti con braccio cadente come va tanto di moda;
– oltre al tuo modo compulsivo di chattare su whats up mentre cammini e pesti i piedi agli altri;

Oltre tutto questo insomma ci siamo anche noi, gli altri, la plebe, gli sfigati, i nerds, le tipe come me che vanno in giro con le scarpe da trekking infangate, bla bla bla, uffa ma guarda un pò se a Natale, al posto di parlare di cuore, amore e pace devo arrabbiarmi come al solito!!

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Welcome

11 Dic

Hai presente quando vieni invitato a casa di persone che conosci poco e sulla porta di ingresso ti accolgono indossando pantofoline di lana cotta lanciandoti il messaggio che a casa loro le scarpe non si indossano.

Hai presente quando ti trovi nella situazione sopradescritta e, a prescindere dall’ eventuale calzino bucato che potresti indossare, ti girano i maroni perchè ti sembra poco educato far togliere le scarpe all’ ospite.

Hai presente quando entrando da loro ti pulisci le scarpe sul loro “Welcome” di cocco naturale che poi cosí tanto welcome non è se poi mi tratti come un pezzente.

Hai presente quando la padrona di casa, di bianco cachemire vestita, ti sfiora il braccio e ti sussurra falsamente che puoi anche non toglierle ma loro sono abituati cosí.

Hai presente che … la prossima volta che mi invitate pesteró volontariamente una merda di cane per poi lucidarvi naturalmente il parquet con le mie suole?

Foro Bonaparte a Milano, qui sotto. L’ unico motivo valido per togliersi le scarpe prima di entrare in “casa”.

Buon Natale a tutti.
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Il portinaio senza scrupoli

19 Nov

E se da una parte alcuni , col Natale che si avvicina, diventano un po’ più più buoni aiutando la vecchietta ad attraversare la strada, portando la spesa al vicino anziano, assecondando le idee malate del capo,

dall’altra invece alcuni diventano si sempre più buoni, ma a proprio vantaggio e non per spirito di beneficenza.

Mi spiego meglio
:

c’è chi fa piaceri per spirito di compassione senza richiedere nulla in cambio
e invece c’è chi fa piaceri calcolando esattamente quello che andrà loro in tascoa

Mi spiego ancora meglio:

Oggi ho assistito ad una scena patetica, un portinaio cacciava a malo modo un barbone che voleva mettersi a dormire all’interno del suo androne ma, a mio parere, non lo avrebbe trattato così male se non fosse stato presente alla scena un condomino, probabilmente il più facoltoso del palazzo.

Il ragionamento da seguire è questo:

Se il condomino vede come lavoro bene, come sono senza scrupoli per il bene del palazzo, come voglio bene alle persone che abitano qui che sono disposto a tutto per loro, loro, vedendomi così professionale nel mio operato, avranno un occhio di riguardo in più visto che si va verso il Natale” , e intanto pensava a pacchi dono, buste e bustine, ricchi premi e cotillons, mentre un rivolo di bava gli scendeva sulla guancia.

Datemi un martello….

portineria

Natale a nostra insaputa

11 Nov

“Ma che fai parli del Natale quando manca ancora ben un mese e mezzo, sei impazzita? Hai bevuto?”

“Beh si, lo confesso, mi hai scoperta, pur essendo astemia, mi sono tracannata stasera, all’insaputa della prole e del consorte, una mezza bottiglia di non so che cosa, luppolo o qualcosa di simile I suppose, con sull’etichetta una specie di monaco beone col gargarozzo floscio, ma questo non ha niente a che fare col mio pensar già al Natale, ecco perchè:

1) quando eravamo piccoli incominciavamo a respirare l’atmosfera dell’arrivo del bambinello Gesù, o chi per esso, il giorno dopo la fine dei mercatini di sant’Ambroeus;

2) dopo qualche anno abbiamo cominciato, o meglio, i geni del marketing hanno incominciato a fischiettarci “Jingle bell”, imitando i cugini americani, subito dopo il ritorno dalle ferie estive. Noi ancora li col bel segno evidente del costume sulle chiappe e il malloppo di salsedine incrostato nei capelli che eravamo già obbligati a pensare al regalo per le zie zitellone;

3) dopo qualche anno ancora, i soliti genioni, vedi sopra, hanno pensato bene di introdurre un’altra ricorrenza tra le ferie estive e babbo natale, o chi per esso, perchè alla fine tirarla per quattro mesi con l’albero e le lucine alla fine stancava il consumatore, e così ci hanno propinato halloween e tutto il suo merchandising annesso, vuoi mettere l’affare?;

4) letteralmente ieri è finita la festa dei morti e oggi mi è arrivato il catalogo di un vivaio che propone tutto per il 25 dicembre, e quando dico tutto vuol dire proprio l’impossibile, tranne uno straccio di pianta marcia. Tutte cose carine per caritá, che mi solleticavano le papille gustative, la vista e il portafoglio. Campanelline, gufetti, piccole ferrovie, renne e calze da appendere al camino. E allora in un flash, per poche decine di euro, ho fatto una spesa virtualmente mentale attribuendo ogni dono ad un amico, collega, conoscente, passante, tanto costava tutto poco. Per un secondo sono stata soddisfatta, per un secondo solo però perché poi quando mi sono fatta la domanda, e mi sono data anche una risposta, di chi ci sia dietro a tutto questo “tanto costa poco”, ho svuotato il mio carrello mentale, ho rimesso tutti i ninnoli sul catalogo e ho finito di sfogliare facendo finta di non aver mai fatto niente.

Dietro a tutto c’è sempre qualcuno e qualcosa che non va, si sa. Non è che se le cose costano poco è perché ci vogliono bene e vogliono farci risparmiare.

All’ultima pagina però, devo ricredermi, per 6 euro e 49 cent.
c’é un apprezzabile mangiatoia da balcone, ne possiedo due in giardino e fare colazione d’inverno mentre una cincia dal ciuffo, appollaiata sul bordo della casettina, becca il pastone che hai preparato e ti saluta con un fischio, beh, sono quasi sette euro spesi bene, che potrebbero veramente riscaldare il cuore di un anziano o di bambini.

Comunque nonostante ciò, Macario con la spot del panettone Galup mi manca molto: Erminio, liberaci dal male!

L’erba

20 Mag

L’erba se ne fotte della Pedemontana e cresce sui cumuli di terra accumulati dagli scavi.

L’erba è un po il Davide della situazione contro un Golia dai denti arrabbiati della ruspa di turno che scava, distrugge e appunto accumula.

L’ erba nel suo piccolo fa quel che puó, ricopre le macerie e cresce fiera, si vanta di essere dov è , un pó come il piede del cacciatore sulla preda di turno.

L ‘ erba non la sconfiggi, ne con la pioggia, ne con il fuoco, ne col machete.

Sappilo uomo, prima di sfidare la natura, e anche perchè no, prima di costruire la Pedemontana, la Tav, il ponte sullo stretto, o semplicemente il rialzino per far arrivate lo psiconano alla tazza del water, sappi che la natura vince sempre!

Franz is running

Above all, try something.

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Autore di storie e canzoni. Musicista. Ricercatore libero. Pensatore pesante.