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Primo giorno al mare – la pazienza infinita

18 Ago

Perché lo sapevo già, ma oramai chi si stupisce più, che il viaggio sarebbe stato un inferno.

Io avevo la carogna addosso ancora prima di partire, perché per andare in vacanza non volevo passare da Genova. Perchè mi sentivo lo schifo addosso di quelli che si fanno il selfie col morto, anche se non c’entro nulla con loro, per il funerale di Stato, che mi sembrava brutto passarci di fianco mentre andavamo al mare e perché si sconsigliava il transito da quelle parti visto il caos.

Il marito invece, al contrario ci voleva passare perchè è la sua città, perchè voleva respirarla anche in questo momento di silenzio irreale, condividere l’emozione con i suoi parenti e per ultimo waze, che pare non sbagli mai, diceva che non ci sarebbe stato traffico. (In effetti l’autostrada era completamente vuota).

Beh, ci siamo scornati ininterrottamente, escluso un mio pisolo di un’ora lato passeggero, dalle 9.30 alle 17, e scornati è un eufemismo, coi figli poi che ci mettevano il carico da undici.

Si scoprirà all’ora di cena che il marito è due notti che non dorme causa pensieri, ma mica te lo dice no, e neanche te lo fa capire. Nella prossima vita faccio un corso di corrispondenza per lettura nella mente, magari così non lo minaccio più stile Al Capone.

E si arriva in campeggio, e devi anche disfare tutti i bagagli. Ah, i miei meravigliosi vestiti estivi nell’armadio, sapendo già, tuo malgrado, che indosserai calzoncini e canottiera per una settimana.

E i figli, il marito e i cuginetti arrivati anche loro coi genitori hanno fame. Dio che incubo che la gente voglia mangiare più di una volta alla settimana, e con questo caldo umidità e i capelli appicicati alla fronte anche l’estro culinario se ne va a puttane.

Sù figlio piccolo, oramai giovine uomo, aiutami a preparare questa mayonese veg che stasera facciamo il botto.

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Quello che le donne dicono

16 Ago

E così settimana scorsa siamo andati all’Ikea che ci servivano delle cose.

“Servivano”all’Ikea non può che essere un eufemismo, le cose che servono veramente saranno per eccesso un 15%, il resto è fuffa.

L’uomo medio, diciamocelo, non comprerebbe un cazzo, rimarrebbe con l’armadio dell’anteguerra (e per guerra intendiamo la punica) dotato di manico di scopa della nonna al posto del bastone appendi abiti, va bene così, finché tiene che problema c’è.

Mentre la donna, ahhh la donna che spettacolo all’Ikea.

La donna, inebriata dalle forme e dai colori, laureatasi cum laude in design d’interni sfogliando semplicemente il catalogo nel tragitto di andata, si tramuta prima in esperta massima  dei volumi e degli spazi poi, se questo primo approccio col partner di turno non funziona, si trasforma in serpe ammaliatrice con occhi languidi e labbra tumide che si avvicina strisciante al malcapitato di turno sussurrandogli alle orecchie parole che non si possono ripetere e, nello stesso tempo, cingendolo come un boa constrictor.

Se anche questa tecnica non funziona si trasforma in mulo, piantando i piedi finchè almeno un acquisto non viene portato a casa.

Non importa chi paghi il prodotto, importa portare a casa la preda, come se fosse il leone dal Safari.

(Mentre le coppie anziane litigano per un cuscino, le giovani, che un attimo prima si vantavano a gran voce che loro non cenano mai prima delle 22 perchè si sentono spagnoli dentro, sono i primi alle 11.45 a mettersi in fila al self service, ma solo perchè soffrono di ipoglicemia, sia ben chiaro).

L’aperitivo

22 Set

Vi ricordate quando non esisteva ancora l’happy hour?

Si prendeva qualcosa da bere, quattro patatine posse, cinque noccioline pregne di germi e batteri ed eravamo a posto cosí.

Poi è arrivato l’happy hour e la poesia dell’aperitivo è finito.

Ci sfondavamo di cibo, di dubbia provenienza diciamocelo, solo perchè era incluso nelle 8.000 lire della consumazione.

Prima timidi al buffet spizzicavamo due pizzette e un sedano, poi vedendo che i tizi del locale manco ci degnavamo di uno sguardo, caricavamo quei piattini di plastica tossica di un peso e di un’altezza che sarebbe servito il cartello “carichi sporgenti”.

Insalata di riso, con focaccia, con cipolline, con crostate, con pop corn, con maionese, con spiedini di frutta, con spezzatino con piselli, con miele e formaggio tutti in unico piattino non sapendo si potesse fare il bis.

Quando poi abbiamo scoperto il bis incluso siamo diventati obesi.

Poi i gestori hanno capito la solfa imponendo solo un giro e siamo dimagriti.

Poi sono nati i figli e la parola aperitivo è uscito definitivamente dal vocabolario.

Narra la leggenda che qualche genitore pare abbia provato a fare l’ aperitivo con figli a seguito, ma , sempre secondo la leggenda, sembra che i pargoli abbiamo cosí tanto rovinato (detto anche rotto i coglioni) la serata che i genitori si siano ritirati definitivamente in un eremo per pentirsi della scelta avventata.

( questa storia fa parte della collana ” storie tristi)

Esselunga 10 (voi me state a fa’ morì?)

8 Apr

Avendo adottato per alimentarmi, da quando son nata, la famosa tecnica “dell’imbuto”, ovvero l’ingoiare qualsiasi pietanza, non chiedo tanto ma almeno commestibile, e solo al momento del ruttino cercare di capire che cosa ho ingurgitato…

…capisci ammé…

… che neanche davanti ad uno degli alimenti più pericolosi in circolazione, ovvero il pesce crudo, mi son fatta tante domande.

Confezione squarciata, bavetta in “modalità ON”, rovesciamento dell’intera vaschetta direttamente nello stomaco quasi senza passare dall’esofago.

Poi però mi viene una curiositá, ad altri forse sarebbe venuto un dubbio, uno di quei dubbi atroci che ti fanno sudare freddo, di quelli che ti fanno chiamare il centro antiveleni al primo accenno di pensiero, di quelli che “chiamo il prete per l’estrema unzione che mi porto avanti”.

Invece, come dicevo, a me invece viene solo una curiosità.
Quando scadrà questo benedetto prodotto ittico?

Oggi é l’8, sulla confezione non mi pare ci sia la data di produzione ma mi dicono da una parte:
Che rigorosamente devo consumarla il giorno dell’acquisto (e qui vedo la loro serietà nel tenerci alla salute dei consumatori) anche se poi non capisco perché indichino però la data della scadenza il 9.

Cosa vuol dire, che data dello scontrino alla mano, se io lo avessi mangiato domani, data dell’effettiva scadenza, e fossi morta, loro non mi avrebbero neanche pagato la scritta sull’epitaffio:

“Qui giace Gine, che non avendo saputo interpretare le istruzioni morì di salmonellosi e di ignoranza, burp”.

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7 minutes

6 Mar

É il 6 di marzo é già mi inquieto per la prova bikini.

Mi inquieto perché, anche se tendenzialmente me ne sono sempre fregata nel passato perché ero giovine e balda, ora alla soglia dei 42 non é più “cosa” fregarmene, non sta bene ad una signora di mezza età andare sulla spiaggia con salvagente naturale, collo da tartaruga e cosce che sfregandosi fanno scintille.

Sicuramente sto esagerando lo ammetto, ma é solo esagerando che si ottengono dei risultati.

Mi specchio e mi immagino di vedermi riflessa in uno di quegli specchi deformanti che si trovano al luna park: doppio mento, corporatura da omino michelin, come se fossi stata fotografata con un obiettivo fish eye ad un cm dalla mia faccia.

Rimediamo:

Stamattina, a casa in malattia per coliche intestinali, mi sono scaricata un’App che con 7′ minuti al giorno di esercizi mi promette un fisico scultoreo.

Per sette minuti ho sputato sangue e subito dopo mi sono fatta un panino con mezza forma di taleggio per compensare la “mastodontica” perdita di peso.

Eh giá, non é che in tre giorni facendo quella fatica tutte le mattine posso raggiungere subito il peso forma, sennò poi dal 9 marzo ad agosto che faccio?

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Dukan che vieni, Dukan che vai.

14 Gen

C’ho un’amica che fa la Dukan.

E dopo due minuti non se ne può già più, meno male che lavora al piano di sopra.

E la dieta crociera, e la fase d’attacco, e il dribbling, e il pallonetto, e il consolidamento, e ti avrei voluto far diventare alta bionda e magra ma non hai comprato tutti i prodotti dal sito e quindi si, sei meno cessa del solito, ma fai strisciare la tua carta di credito nei negozi convenzionati per dimostrare vent’anni di meno. Come dire, beata te.

E non mangio con l’olio, e la crusca la metto dappertutto, e ieri sera ho cucinato uno stufato di aceto e pollo marinato nell’aria con semi di senape e spaghetti di Dio solo sa con cosa sono fatti, che erano la fine del mondo. Come dire, beata te.

E non posso mangiare la farina ma in compenso posso mangiarmi quante uova biologiche voglio senza che, dice il “verbo” del sig Dukan, non mi esploda il fegato come la sora Lella. Come dire, beata te.

E non parlatemi di lavoro  quando sono in ufficio perchè devo leggere sul forum, che oramai è diventata la mia Bibbia, se è vero che posso mangiarmi due aragoste senza che il mio peso, inversamente proporzionale a quello del mio portafoglio, possa risentirne. Come dire, beata te.

E sarà anche vero che forse il mio “faro”, il Sig Dukan”, è stato radiato dall’albo dei medici, ma sicuramente perchè ci sarà stato un misunderstanding, tante volte la gente è cattiva. Come dire, beata te.

E però non è giusto che quel maledetto del mio fidanzato abbia già perso due chili nella prima settimana mentre io solo 800  miseri grammi, ma oramai ho comprato i libri, la crusca, l’essenza di piccione di Cremona, gli spaghetti di radice di baobab dell’Isola di Pasqua, le pepite di frutti di bosco (che a parità di costo non hanno niente da invidiare a quelle vere) le pellicole di gelatina di Agar Agar che utilizzo come ostia quando vado in chiesa. Come dire, beata te.

Capisci che dopo aver saturato i maroni ai miei colleghi sulle proprietà benefiche di questa miracolosa dieta, anche se  “A me, me pare ‘na strunzata“, ora non posso fare un passo indietro e ammettere che ho speso soldi, tempo e distrutto il sistema nervoso dei miei colleghi per niente.

No, no, non posso.
No, no, non devo.

No, no, tengo duro…
ma aspetta che cos’è quel panino che hai in mano, ci do un morso tanto per capire se l’hai insaporito con gli Stick di konjac!

Ah Manu, ma vaff……

 

 

 

p.s. da sinistra dopo la Dukan, prima della Dukan

a sinistra come ti fa diventare la Dukan

“Ho sete di acqua”.

7 Nov

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Non c’è bollicina che tenga.

Quando si ha sete di quella sete che senti la sabbia del deserto del Sahara in gola, quando immagini che sopra la lingua rotoli la balla di fieno spinta da quel vento polveroso e caldo come nei film del Far West, quando le papille gustative piangono dalla disperazione ma anche per dissetarsi con le loro stesse lacrime, non c’è, come detto prima, bollicina che tenga, qui ci vuole l’acqua, acqua a temperatura ambiente, acqua fresca, acqua di fonte, di sorgente, di ruscello, di rubinetto, ma acqua.

Del frizzante, dei sali minerali, degli zuccheri aggiunti, del sorbitolo, del bisfenolo, delle vitamine, come dell’acqua imbottigliata, del richiamo dell’etichetta, dello sconto alla cassa, in quei momenti di vera sete, non ce ne deve fregare niente.

VOGLIAMO L’ACQUA VERA, punto e basta.

Neanche a farlo apposta, ma senza che per una volta li abbia “imboccati” io sulla cosa da dire, una delle frasi più ricorrenti in casa nostra dopo:

1) mamma ho finito ( la cacca, ca va sans dire) o meglio, mamma mi pulisci;
2) mamma il primogenito mi ha picchiato e io non ho fatto niente;
3) mamma il secondogenito mi ha picchiato e io non ho fatto niente;
4) perchè devo io lavarmi prima di lui;
etcc etcc

è la stupenda e mai più veritiera frase “mamma, ho sete di acqua“.

Circodati quotidianamente da colori, profumi e  sapori chimici ma invitanti, richiamati da pubblicità fuorvianti e fasulle che illudono di poter vivere una vita felice se ti abbeveri di sostanze fluorescenti i miei figli, e di questo ne vado particolarmente orgogliosa, hanno detto

NO 

e con questo NO loro, o almeno mi  pare di aver capito così, non si faranno mai abbagliare, addescare, ingannare, abbaccinare insomma, farsi prendere per il culo da tutto quello che madre natura non ci ha donato.

Sperem!

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