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Quello che le donne dicono

16 Ago

E così settimana scorsa siamo andati all’Ikea che ci servivano delle cose.

“Servivano”all’Ikea non può che essere un eufemismo, le cose che servono veramente saranno per eccesso un 15%, il resto è fuffa.

L’uomo medio, diciamocelo, non comprerebbe un cazzo, rimarrebbe con l’armadio dell’anteguerra (e per guerra intendiamo la punica) dotato di manico di scopa della nonna al posto del bastone appendi abiti, va bene così, finché tiene che problema c’è.

Mentre la donna, ahhh la donna che spettacolo all’Ikea.

La donna, inebriata dalle forme e dai colori, laureatasi cum laude in design d’interni sfogliando semplicemente il catalogo nel tragitto di andata, si tramuta prima in esperta massima  dei volumi e degli spazi poi, se questo primo approccio col partner di turno non funziona, si trasforma in serpe ammaliatrice con occhi languidi e labbra tumide che si avvicina strisciante al malcapitato di turno sussurrandogli alle orecchie parole che non si possono ripetere e, nello stesso tempo, cingendolo come un boa constrictor.

Se anche questa tecnica non funziona si trasforma in mulo, piantando i piedi finchè almeno un acquisto non viene portato a casa.

Non importa chi paghi il prodotto, importa portare a casa la preda, come se fosse il leone dal Safari.

(Mentre le coppie anziane litigano per un cuscino, le giovani, che un attimo prima si vantavano a gran voce che loro non cenano mai prima delle 22 perchè si sentono spagnoli dentro, sono i primi alle 11.45 a mettersi in fila al self service, ma solo perchè soffrono di ipoglicemia, sia ben chiaro).

Festa della mamma – Seconda parte

12 Mag

Questa è la seconda parte del racconto sulla festa della mamma.

Fatemi fare questa premessa, se no poi sembra che sia prossima al suicidio: non sempre sono disperata, non sempre sono depressa e non sempre fisso il muro sperando che la giornata passi il più in fretta possibile perché é come se avessi in mano una bomba che non riesco a disinnescare e so che fra poco esploderá.

Alcune volte, dai diciamocelo, molte volte, parto con le migliori intenzioni, con la voglia di sfoderare il mio miglior sorriso, quello con lo scintillio, insomma, quello delle pubblicità per intenderci.

Partiamo dalla festa della mamma, che quest’anno cade di domenica, così la si può “godere” a pieno.

Finalmente una mattina che finalmente si può dormire in santa pace, che vista la ricorrenza ti aspetti la colazione a letto portata dai figli, grassi sorrisi e coccolamenti vari, biglietti, fiori e disegnini, il tutto coordinato e diretto dal consorte per non farli scottare ai fornelli.

Ahhh che bello, già immagino profumo di caffè bollente, spremuta fresca, pane imburrato.
Shhh lasciatemi ancora sotto il piumone a godermi la mia festa.

TIC
TAC
TIC
TAC

Shhhh ancora notte
TIC
TAC

TIC

TAC

Primissime luci dell’alba

TIC

TAC

TIC

Ore 6

“Mamma o scendi subito con me a prepararmi la colazione o io urlo, spacco tutto e sveglio anche il vicinato”

Ecco, non è che mi immaginassi che mi svegliassero gli uccellini di Cenerentola accompagnati da un coro di gospel direttamente arrivati da Brooklin per l’occasione, ma non mi passava neanche nell’anticamera del cervello che Attila il flagello di Dio si impossessasse del novenne.

Gira che ti rigira e gira che ti rigira (anche le palle), alle nove, non potendone più della sua maleducazione, io e il seienne, con gli occhi ancora gonfi di sonno, scappiamo letteralmente in macchina promettendo al piccolo cinema e pop corn se fosse venuto con me.

Di male in peggio, io che prometto una cosa che non esiste solo per tirare via il piccolo di casa per poi sentire le sue urla in macchina quando gli dico che a quell’ora di domenica è tutto chiuso.

Ci si riunisce tutti e quattro all’una e si cerca di capire come affrontare queste situazioni critiche tutti insieme.

Mah delle volte mi sembrano sempre parole buttate un pò al vento quelle di noi genitori, dove la parola scusa , da parte dei figli, é sempre accompagnata da una scusa, ovvero motivazione per il comportamento, che non sta né in cielo né in terra, e noi lì a spiegargli che le cose non stanno proprio così come la vedono a loro.

Dalle tre facciamo giardinaggio a casa, i due sempre più elettrici (paura), si urtano, si schizzano con la canna, costruiscono, smontano, si insultano, finché il piccolo non si punge il piede nudo con un bastoncino.

Lo prendo in braccio cerco di portarlo in casa e tutto passa a rallentatore.

Io che inciampo e mi infilo nella caviglia il manico della scopa, lasciata per terra dai due, che sporgeva dal marciapiedino davanti a casa. 

Io che mi catapulto in avanti, mentre la gamba tesa rimane attaccata al bastone e mi schizza indietro come solo Heather Parisi avrebbe saputo fare.

Io che poso delicatamente il seienne, come si appoggerebbe un pulcino nel pagliaio, prima di schizzare in aria come travolta dal tornado di Dorothy del mago di Oz.

Io che ripiombo per terra, prendendo botte su tutti gli spigoli di cemento, se no non c’era gusto.

Ed erano solo le 15 di un giorno da dimenticare o quasi.
(Anche a voi succedono queste cose? Fingete almeno di dirmi di si)
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Un incubo di festa

7 Feb

Premetto, sono anche io iscritta, come tutte le donne accessoriate con figliolanza, a tutti quei gruppi di whatsup di classi scolastiche con madri esaltate che utilizzano l’applicazione per tutto tranne che per quello che dovrebbe servire.

Cuoricini, cappuccini, gattini, errori grammaticali da far raccapricciare un analfabeta e l’uso smodato della K al posto della C quasi se per ogni K utilizzate le pagassero.

Ke fate? Ke compiti abbiamo oggi? Kosa ne pensate di mangiare a kasa mia oggi?

Capirei se la sostituzione facesse loro risparmiare tempo, ma ho dei dubbi a riguardo.

Ieri, festa di compleanno di uno dei compagni del seienne a tema Star Wars, il gruppo implode ed esplode, implode ed esplode di mille messaggi sui costumi, sui regali, su come ti vesti tu che è il nostro primo compleanno, sul mi trucco o non mi trucco e sul vado a farmi far la piega dai cinesi per essere più affascinante.

Affascinante per chi, mi chiedo io, che sará una delle solite e tristi feste nello stanzone dell’oratorio con spifferi di freddo e patatine stantie. 

La mia voglia sarebbe stata quella di andare in pigiama o quasi tanto per scioccare queste quattro sciampiste ma se incomincio a farmi odiare qui (o anche qui) non ne esco viva.

E così vado, tutta vestita di nero col seienne che sfodera il vestitino di tale Kylo Ren, in verità sembra più uno studente col grembiule lungo, equipaggiato di una spada laser cinese che emette suoni strazianti, tipo agnelli sgozzati.

Entriamo nel salone e le mamme mi accolgono con un “ciaoooooooo caraaaa” all’unisono e vorrei giá decapitarle con la spada del figlio, peccato solo che non funzioni.

Mi circondano:

– raccontandomi pettegolezzi di gente che io non conosco e io annuisco;

– facendomi  vedere i loro utimi stivaletti con frange. Certo,  é solo un pò un peccato che la caviglia, gonfia come uno zampone, esondi un attimo dalla cerniera rotta, ma quando uno sta bene sta bene;

– mostrandomi la ciocca di capelli verde rame fatta  dall’asiatico di turno probabilmente realizzata con sostanze radioattive tipo il polonio;

– vantandosi della cover del cellulare swarosky ultimo modello. Poi capisco perché i loro figli fottano le matite al mio, non avranno più un euroin banca

E via di questo passo sempre affrontando argomenti che, non per fare la snob, ma non fanno parte del mio mondo.

Attenzione, tra le decine di principesse truccate da mistresse, due rambo con gli occhiali a fondo di bottiglia, quattro palloncini sgonfi e un buffet che non farebbe gola neanche al naufrago sull’isola,  spunta un altro Kilo Ren, ma questa volta col vestito figo, quello super costoso e accessoriato.

Mio figlio si agita e mi dice che lui voleva quello e io gli dico di aspettare.

Dopo due minuti il bambino si muove come un automa spaventando tutti gli altri, senza togliersi la maschera, mio figlio lo invidia e io gli dico di aspettare.

Dopo tre minuti il bambino incomincia a dare segno di nervosismo, agita convulsamente il vestito, si alza e si abbassa la maschera, si toglie un guanto, mio figlio mi chiede se siamo poveri visto che quel vestito ha più cose, e io gli dico di aspettare. 

Dopo cinque minuti il bambino agita il vestito come una ballerina spagnola, lancia via la cintura e getta in terra la maschera imprecando contro la madre (che mi raccontava orgogliosa che aveva fatto quattro ore  di fila davanti al negozio per ottenerlo, ma per quell’angelo di suo figlio…) perché aveva un caldo porco, il mio mi chiede cosa stia succedendo e io gli dico di aspettare.

Subito dopo la madre urla al figlio che non si merita nulla e lo trascina via davanti agli occhi sbigottiti ma avidi di pettegolezzi delle altre madri.

“Cos’hai imparato figlio da questa storia?”

“Che a morir di caldo si fanno solo brutte figure e che la torta di pane e nutella era dura, andiamo a casa mamma?!.

“Certo figliolo”

La fototessera

3 Nov

Si sa benissimo che quando siamo obbligati a presentare una fototessera, ci cresce il panico.

Oh mio Dio, come mi vesto, come mi trucco, cappello si o cappello no?
Gli occhiali potrò tenermeli almeno in testa per darmi un tono o in Comune mi diranno “per me è NO”, come ad X Factor;
si spera che almeno siano piú magnanimi quelli delle Ferrovie e che con la tessera per la palestra mi potrò sbizzarrire con colori sgargianti e trucchi alla Dita Von Teese.

Insomma mi è scaduta a settembre la tessera del treno e finalmente avevo la possibilitá di cambiare la mia foto, foto nella quale sembravo una badante russa fermata all’aeroporto con 20 kg di ovuli di caviale in pancia e fotografata in questura dopo essermi picchiata col secondino di turno, rendo l’idea?

Faccio tutto on-line perchè, come Trenord mi insegna, se utilizzo questo metodo la tessera mi arriverá in pochi giorni.

Carico una foto completamente fotoshoppata, la badante russa con un “sim sala bin” diventa Nastassja Kinsky, i controllori impazziranno, poi se nella foto non mi riconosceranno sará solo affare loro.

Click, fatto.

Aspetto un giorno, una settimana, un mese, poi vado all’info point a lamentarmi dello scarso servizio; l’ addetto mi porge le sue scuse e mi assicura che in un minuto avrò la nuova tessera.
“Eccola”mi dice “ma è sicura di essere lei?”, facendo uno strano sguardo.
“Si, si, non si preoccupi, è che sono molto fotogenica”, dico uscendo dall’ufficio col mio sorriso migliore.

Poi guardo la tessera e mi accorgo che, con tutta la fatica che ho fatto per ritoccare quella maledetta immagine, hanno caricato comunque la vecchia foto.

Medicina alternativa a chi?!

6 Ott

Cipolle tritate ne abbiamo per curare l’otite?

Per la serie “le mie solite avventure green”, oggi parliamo di medicina alternativa

http://greenmind.comunicablog.it/2014/10/una-cipolla-da-piangere/

Ancora una volta grazie a @DavideMercati

onion

Occhi di gatto

2 Ott

Non ho mai avuto paura dei ladri.
I ladri, quelli veri, quelli bastardi, che ti entrano in casa sia che tu ci sia oppure no.

Forte dell’esperienza di trent’anni fa quando uno ha provato ad entrare dalla finestra e mio padre gli ha sfasciato una sedia sulla testa mi sono sempre sentita invincibile o forse perché sinceramente in casa mia non c’era un granché da rubare.

Da quando ho comprato questa casa col consorte, la sensazione è sempre stata la stessa. Abbiamo una porta d’entrata che si “taglia con un grissino” e le imposte che si aprono con la famosa forcina di Mc Giver, ma nonostante questo, non ci siamo mai minimamente preoccupati di allarmarci o allarmare la casa.

E’ da qualche tempo però che qui nella mia zona c’è qualche “illuminato da Dio” che si spaccia per quello del gas, della luce, e le tasse, e si squaglia l’oro lo dia a me e poi glielo riporto, mentre uno ti parla l’altro ti entra dalla finestra, oppure ti bussano alla finestra e intanto ti entrano dal camino come Babbo Natale, sta di fatto che hanno rubato a tutti i nostri vicini e indovinate chi manca per completare il quadretto?

Così il consorte, da vero maschietto schiavo della tecnologia, si è messo su internet due giorni a cercare un allarme, tre giorni per configurarlo (forse io ci avrei messo 7 minuti ma va beh) e via col famoso telecomando.

Certo se io lo comandassi come Dio comanda, forse avrebbe un suo perchè e invece:

– schiaccio l’ON quando dovrei schiacciare l’OFF e viceversa e quindi suona
– apro la porta e poi schiaccio il bottone (tanto comunque sarebbe stato l’OFF) e giustamente suona
– quando finalmente azzecco il tasto per spegnerlo lo faccio da troppo lontano e quindi quando entro in casa suona.

Tutto questo molesto rumore nel vicinato funzionerà comunque come deterrente contro i furti, no?

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2° giorno al mare – ma io sono cosí?

18 Ago

Quanto é inutile chiamare a squarciagola i figli quando correndo da un ombrellone all’ altro alla fine ti seminano impietosamente e dopo un attimo non li trovi piú neanche mobilitando gli elicotteristi della Guardia Costiera per poi ritrovarli, dopo una spedizione fino alla punta dello stivale, sotto l’ ombrellone a giocare placidamente?

Quanto é inutile insegnare almeno, e dico almeno, le basi delle buone maniere se poi il grande, mentre sta intrattenendo i commensali sulle regole degli scacchi si alza e, come se niente fosse, va a pulirsi il naso sulle tende del ristorante?

Quanto è inutile aver scritto, e aver letto, dappertutto che il borsello & C. sono agghiaccianti, per poi ritrovarsi sul bagnasciuga la coppia di amici col borsello, quella col marsupio e quella col colletto alzato?

Quanto è inutile fare le sostenute alla baby dance e schernire, col primogenito, i genitori e i bambini che si agitano sulla pista come posseduti, per poi essere trascinata a forza da un’ animatrice a ballare non so che cosa muovendoci come Robocop perchè non si conoscono i passi.

Quanto é inutile fracassare gli zebedei al consorte chiedendogli in continuazione se sono piú magra o piú grassa di tutte quelle che passano, se ho le cosce piú grosse, il sedere piú basso, il ventre piú gonfio, per poi scoprire, analizzandovi una a una, e qui non ci sono santi, che la carne tremula ce l’ abbiamo tutte.

Quanto è inutile cercare di tenere la stanza ad un livello non vivibile ma almeno uno step sopra una discarica comunale, quando ti viene la brillante idea di toglierti il costume, dopo che per un pomeriggio hanno usato il tuo fondoschiena per fare le piste delle biglie, non nella doccia ma nella stanza facendo venire giú il Deserto del Gobi sul pavimento?

Quanto è inutile agitarsi in vacanza quando, nonostante tutto, ma proprio tutto, siamo qui appunto in vacanza?

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