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Quello che le donne dicono

16 Ago

E così settimana scorsa siamo andati all’Ikea che ci servivano delle cose.

“Servivano”all’Ikea non può che essere un eufemismo, le cose che servono veramente saranno per eccesso un 15%, il resto è fuffa.

L’uomo medio, diciamocelo, non comprerebbe un cazzo, rimarrebbe con l’armadio dell’anteguerra (e per guerra intendiamo la punica) dotato di manico di scopa della nonna al posto del bastone appendi abiti, va bene così, finché tiene che problema c’è.

Mentre la donna, ahhh la donna che spettacolo all’Ikea.

La donna, inebriata dalle forme e dai colori, laureatasi cum laude in design d’interni sfogliando semplicemente il catalogo nel tragitto di andata, si tramuta prima in esperta massima  dei volumi e degli spazi poi, se questo primo approccio col partner di turno non funziona, si trasforma in serpe ammaliatrice con occhi languidi e labbra tumide che si avvicina strisciante al malcapitato di turno sussurrandogli alle orecchie parole che non si possono ripetere e, nello stesso tempo, cingendolo come un boa constrictor.

Se anche questa tecnica non funziona si trasforma in mulo, piantando i piedi finchè almeno un acquisto non viene portato a casa.

Non importa chi paghi il prodotto, importa portare a casa la preda, come se fosse il leone dal Safari.

(Mentre le coppie anziane litigano per un cuscino, le giovani, che un attimo prima si vantavano a gran voce che loro non cenano mai prima delle 22 perchè si sentono spagnoli dentro, sono i primi alle 11.45 a mettersi in fila al self service, ma solo perchè soffrono di ipoglicemia, sia ben chiaro).

Festa della mamma – Prima parte

10 Mag

Mi hanno chiesto di leggere “discorso sulle donne” di Natalia Ginzburg e di tirarne fuori qualcosa.

L’ho letto solo una volta, non volevo farmi influenzare e probabilmente non mi ricordo più nulla se non due cose: il pozzo e che aveva ragione.

Il pozzo è quel buco nero che, anche quando noi donne siamo al culmine della gioia, quando indossiamo il nostro miglior sorriso, quando piangiamo dalla felicità,  un pò ci vorremmo andare. Un pò ci vorremmo far coccolare da freddo, buio e umidità, perchè siamo così, la troppa euforia ci dà malinconia.

Io quel pozzo lo guardo molto spesso, e lui guarda me.

Ogni tanto fa finta di non guardarmi, tipo oggi.

Ogni  tanto invece io lo spio, tipo ieri, affascinata ma al tempo stesso impaurita.

Alcune volte non solo mi ci tuffo dentro di mia volontà ma addirittura chiudo le braccia, le gambe, le tengo strette strette, appiccicate al corpo per andare più veloce, sempre più veloce, come un missile, anzi come una bomba che a peso morto cade e dove arriva arriva.

Poi mi accorgo che invece ci volevo solo pucciare dentro un piede, come al mare, per sentire se si era un pò riscaldato col mio cuore, e allora faccio di tutto per cercare di risalire, o almeno di non continuare a cascare.

Allargo le braccia per frenare ma le mani sui bordi continuano a scivolare impietose.

Punto i piedi ma quel fottutissimo tunnel è viscido e melmoso.

Ti prego, non voglio essere come Judy Garland in “tutti insieme appassionatamente”, dico al pozzo, voglio solo avere un pò meno astio dentro, solo un pò meno, abbozzare un sorriso alla mia famiglia, almeno ogni tanto, vorrei avere gli occhi umidi dall’emozione e non dal pianto.  

Chiedo troppo signor Pozzo? No, non mi pare, vorrei solo un briciolo di serenità in più.

Allora piano piano incomincio a non scivolare più, rimango sospesa per un attimo, giusto il tempo che il pozzo così maledettamente e perfettamente liscio si trasformi in una lunghissima scala di ferro a parete.

C’era da aspettarselo che me l’avrebbe fatta pagare, che non sarei riuscita a risalire alla stessa velocità che son scesa, il pozzo é uno che non fa mai favori, a me poi che non lo frequento neanche così assiduamente non me ne ha mai fatti.

La risalita al buio é estenuante, infinita.

Mi maledico mille volte per essermi lanciata giù in quel modo ma è anche vero che se non lo avessi fatto non mi sarei neanche resa conto che alla fine non ci volevo neanche andare.

Ho freddo e, lo so, avrò freddo anche in superfice, ma su si sta meglio, decisamente, nonostante tutto.

Siamo alte, bionde, basse, brune, rosse, magre, nere, bianche, gialle, stronze, grasse, disperate, acide, gentili, metaforiche, petulanti, instancabili, massicce, delicate, povere, fragili, ricche, tragiche ma al tempo stesso comiche, snervanti, urlatrici seriali, sognatrici ma siamo e saremo sempre tutte uguali.

Teneteci la mano e fateci sorridere, ancora una volta, ne abbiamo proprio bisogno.

Brutti film

12 Ago

Ci sono quei film assurdi, quei film come dire “da maschietti”, categoria action piuttosto che disastro atomico con qualche mistero talmente ovvio che mi chiedo chi sia quel genialoide che l’abbia scritto, diretto e complimenti al gonzo che l’ha prodotto.

Parolacce intervallate da una o due parole senza senso, recitazioni che al confronto Manuela Arcuri è un premio Oscar, filo conduttore che si attorciglia, tipo i miei auricolari, e non si sbroglia piú.

Le solite macchine che saltano in aria, inseguimenti da sfascia carrozze, telecamere che ” ballano” fuori ritmo, flash back che al posto di chiarificare il racconto lo oscura ancora di piú.

Eppure il marito, che di solito ama i film non solo belli di sceneggiatura ma anche con ottime riprese e fotografia è rapito da tutto ciò.

Come ipnotizzato.

Sono basita, che mi stia prendendo per il culo?

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A 90°

2 Feb

Non é da me mettermi a 90°.

Certo, come espressione non è delle piú felici, lo ammetto, ma odio prostarmi alle situazioni, alle persone, alle regole o a tutto ció che semplicemente non mi va.

Non penso sia questione di anarchia, penso solo che, col culo che mi sono fatta nella vita, l’ inchinarmi, specie verso qualcosa o qualcuno nel quale non mi identifico, non fa parte del mio DNA.

Preferisco gran calci nel culo, come quelli che prendo troppo spesso perchè non mi adeguo, che diventare come tanti altri che, mio malgrado, mi tocca frequentare.

Ostinata, a tratti violenta, scurrile, pungente, bastarda, vendicativa.

Delle volte mi faccio paura da sola.

Non è da me mettermi a 90°.

La mezza giornata libera.

5 Gen

Mezza giornata libera dai figli, da tutti, dopo un tour de force vacanziero forzato con loro che mi hanno esaurita.

Esaurita probabilmente lo ero giá, non solo per “colpa” loro, poveri cristi, sono bambini,ma tutto mi fagocita, casa, figli, lavoro, non riesco piú tanto ad essere sempre serena.

E così nella mia unica giornata di tregua prendo un treno, scendo un’ora dopo e tra negozi luminosi che ti richiamano ai saldi, come le sirene con Ulisse, io mi rifugio in una chiesa,  piango e penso a mio papá.

Non ho bisogno di chiedergli un segno, il segno, il suo, inconfondibile tra milioni, è questo filippino addetto alla pulizia della chiesa imperterrito a rompermi i coglioni col suo spolverino cattura polvere mentre sto cercando di pregare.

Mio padre era cosí,  tarantolato e disturbatore come lo sono io, troppo pratico e poco riflessivo, molto d’istinto e poco programmatore.

Nonostante la giacca inzuppata di lacrime e moccolo, asciugandomi il naso solo con scontrini fiscali,  ringraziando che qualcuno ne emette ancora, non avendo fazzoletti a disposizione, mi avvio verso l’ uscita sapendo che lui è con me.
Certo, vorrei darmi una scrollata al naso nell’ acqua santiera, ma forse il filippino non apprezzerebbe.

25 aprile, sole a catinelle.

25 Apr

Quelle che considerano il primo caldo primaverile anomalo, solo perchè si paventa “appena” un mese dopo la fine dell’ inverno e quindi nonostante l’ afa vanno in giro col colbacco di ermellino che non si sa mai.

Quelle che tira un filo d’aria
e, nonostante l’arsura, a loro non importa se si tratti di corrente calda o fredda comunque mettono il giubbetto imbottito all infante e lui suda, arranca, inciampa, piange e suda.

Quelle che il sole incandescente secca la terra e la trasforma nel deserto del Gobi, ma mettiamo il plaid al sole per il picnic che all’ ombra c’ è troppa escursione termica.

Quelle che poi tornano a casa col marito con la “piazza” in testa ustionata, il bambino con disidratazione corporea, la nonna con un infezione intestinale dovuta alla troppa permanenza del cibo al caldo e il nonno con un colpo di sole per essersi addormentato sotto i raggi cocenti, dimenticato dai parenti.

Lui che è l unico che ha fatto la guerra e quindi era quello che avrebbe dovuto festeggiare di piú di tutti.

“Come lo vuole, signora, il partigiano alla brace?”.

” me lo faccia ben cotto grazie, ma per piacere, mi bruci lei la piuma su cappello, come si fa con galline spennate, che a me fa un pó di impressione”.

w il 25 aprile, nonostante tutto.

Do not disturb.

17 Feb

Non sopporto le persone che parlano a bassa voce.

Non le sopporto sia che abbiano un tono basso o che lo facciano apposta

Non le sopporto.

Non le sopporto perchè non sento cosa dicono, non capisco neanche quale sia l argomento di cui si sta parlando.

Dopo miei insistenti ” scusa non ho capito” oppure ” scusa non ti ho sentito” e vedendo che i miei interlocutori non fanno un minimo sforzo per venirmi incontro, incomincio a rispondere ai loro monologhi ovattati con risposte a caso ciondolando la testa come quei cagnolini attaccatti ai cruscotti delle macchine e, alcune volte, anche quando una risposta assurda è fuori luogo, mi faccio silenziosa, fisso il vuoto per alcuno istanti con sguardo da lobotomizzata e poi dico che è tardi e devo andare.

Lo capiranno?

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