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Festa della mamma – Seconda parte

12 Mag

Questa è la seconda parte del racconto sulla festa della mamma.

Fatemi fare questa premessa, se no poi sembra che sia prossima al suicidio: non sempre sono disperata, non sempre sono depressa e non sempre fisso il muro sperando che la giornata passi il più in fretta possibile perché é come se avessi in mano una bomba che non riesco a disinnescare e so che fra poco esploderá.

Alcune volte, dai diciamocelo, molte volte, parto con le migliori intenzioni, con la voglia di sfoderare il mio miglior sorriso, quello con lo scintillio, insomma, quello delle pubblicità per intenderci.

Partiamo dalla festa della mamma, che quest’anno cade di domenica, così la si può “godere” a pieno.

Finalmente una mattina che finalmente si può dormire in santa pace, che vista la ricorrenza ti aspetti la colazione a letto portata dai figli, grassi sorrisi e coccolamenti vari, biglietti, fiori e disegnini, il tutto coordinato e diretto dal consorte per non farli scottare ai fornelli.

Ahhh che bello, già immagino profumo di caffè bollente, spremuta fresca, pane imburrato.
Shhh lasciatemi ancora sotto il piumone a godermi la mia festa.

TIC
TAC
TIC
TAC

Shhhh ancora notte
TIC
TAC

TIC

TAC

Primissime luci dell’alba

TIC

TAC

TIC

Ore 6

“Mamma o scendi subito con me a prepararmi la colazione o io urlo, spacco tutto e sveglio anche il vicinato”

Ecco, non è che mi immaginassi che mi svegliassero gli uccellini di Cenerentola accompagnati da un coro di gospel direttamente arrivati da Brooklin per l’occasione, ma non mi passava neanche nell’anticamera del cervello che Attila il flagello di Dio si impossessasse del novenne.

Gira che ti rigira e gira che ti rigira (anche le palle), alle nove, non potendone più della sua maleducazione, io e il seienne, con gli occhi ancora gonfi di sonno, scappiamo letteralmente in macchina promettendo al piccolo cinema e pop corn se fosse venuto con me.

Di male in peggio, io che prometto una cosa che non esiste solo per tirare via il piccolo di casa per poi sentire le sue urla in macchina quando gli dico che a quell’ora di domenica è tutto chiuso.

Ci si riunisce tutti e quattro all’una e si cerca di capire come affrontare queste situazioni critiche tutti insieme.

Mah delle volte mi sembrano sempre parole buttate un pò al vento quelle di noi genitori, dove la parola scusa , da parte dei figli, é sempre accompagnata da una scusa, ovvero motivazione per il comportamento, che non sta né in cielo né in terra, e noi lì a spiegargli che le cose non stanno proprio così come la vedono a loro.

Dalle tre facciamo giardinaggio a casa, i due sempre più elettrici (paura), si urtano, si schizzano con la canna, costruiscono, smontano, si insultano, finché il piccolo non si punge il piede nudo con un bastoncino.

Lo prendo in braccio cerco di portarlo in casa e tutto passa a rallentatore.

Io che inciampo e mi infilo nella caviglia il manico della scopa, lasciata per terra dai due, che sporgeva dal marciapiedino davanti a casa. 

Io che mi catapulto in avanti, mentre la gamba tesa rimane attaccata al bastone e mi schizza indietro come solo Heather Parisi avrebbe saputo fare.

Io che poso delicatamente il seienne, come si appoggerebbe un pulcino nel pagliaio, prima di schizzare in aria come travolta dal tornado di Dorothy del mago di Oz.

Io che ripiombo per terra, prendendo botte su tutti gli spigoli di cemento, se no non c’era gusto.

Ed erano solo le 15 di un giorno da dimenticare o quasi.
(Anche a voi succedono queste cose? Fingete almeno di dirmi di si)
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La mezza giornata libera.

5 Gen

Mezza giornata libera dai figli, da tutti, dopo un tour de force vacanziero forzato con loro che mi hanno esaurita.

Esaurita probabilmente lo ero giá, non solo per “colpa” loro, poveri cristi, sono bambini,ma tutto mi fagocita, casa, figli, lavoro, non riesco piú tanto ad essere sempre serena.

E così nella mia unica giornata di tregua prendo un treno, scendo un’ora dopo e tra negozi luminosi che ti richiamano ai saldi, come le sirene con Ulisse, io mi rifugio in una chiesa,  piango e penso a mio papá.

Non ho bisogno di chiedergli un segno, il segno, il suo, inconfondibile tra milioni, è questo filippino addetto alla pulizia della chiesa imperterrito a rompermi i coglioni col suo spolverino cattura polvere mentre sto cercando di pregare.

Mio padre era cosí,  tarantolato e disturbatore come lo sono io, troppo pratico e poco riflessivo, molto d’istinto e poco programmatore.

Nonostante la giacca inzuppata di lacrime e moccolo, asciugandomi il naso solo con scontrini fiscali,  ringraziando che qualcuno ne emette ancora, non avendo fazzoletti a disposizione, mi avvio verso l’ uscita sapendo che lui è con me.
Certo, vorrei darmi una scrollata al naso nell’ acqua santiera, ma forse il filippino non apprezzerebbe.

Quando eravamo povera gente

11 Lug

Quando eravamo povera gente:

– ho una foto del ’79 che mi ritrae bambina ad un matrimonio con una gonna fatta con un copriletto;
– a scuola non avevo le gommine profumate;
– tornavo a casa con i piedi neri per aver corso tutto il pomeriggio nei prati;
– mi tagliava i capelli la vicina;
– avevo un’unica cartella che dovevo tenere per tutte le elementari;
– c’erano quei divieti in casa ma che lo erano solo per sopravvivenza;
– l’acqua era un bene prezioso;
– c’erano le lavatrici che duravano vent’anni;
– la nostra piscina era il catino di plastica;
– c’era si il prosciutto crudo ma da mangiare rigorosamente col pane;
– c’erano le grandi mani di mio padre, lì come minaccia;
– la porta di casa era sempre aperta per tutti.

Quando eravamo povera gente.

il gelato di sinistra

8 Giu

E così mentre oggi sono davanti al bancone del gelataio ho un flash di mio padre che mi chiede che gusto sto cercando, visto che mi muovo come una tarantolata.

“Una crema di soia papà!” rispondo.

“Di soiaaa, ahhhh le solite cose da comunisti” fa lui ” su dai prenditi una bella nocciola con pistacchio in barba ai comunisti”

“Ma che comunisti e comunisti” rispondo io.
Per mio padre qualsiasi accenno al bio-eco-solidale-vegano…. è sinonimo di comunisti ” te l’avrò detto mille volte papà che sono intollerante al latte, mille volte”

“Ma che intollerante e intollerante, tu vuoi fare sempre la diversa, e poi sentiamo, che sintomi ti da il latte?”

“Ufs papà, mi gonfia la pancia”

“Figliola, dai retta a me, due scuregette anche fatte in pubblico non hanno mai ucciso ne fatto licenziare nessuno”

ciao papà, anche queste cose mi mancano di te.

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PATATA 2.0

29 Gen

Post per ragazze dai 39 in su:

Ragazze ma ve lo ricordate  Dolly, il giornalino per teen-ager “arrapate” che andava di moda almeno venti anni fa?

A quel tempo leggere sulla “posta delle dolline” che una giovane donna si era toccata sotto il lenzuolo e aveva paura di essere rimasta incinta, mi faceva sorridere e arrossire.

Rileggerlo nel 2012 dentro forum adolescenziali , ai tempi di internet,  tv satellitare, spot informativi, consultori, genitori aperti… mi fa incazzare punto e basta.

Insomma nota con disappunto che la “PATATA” non si è adeguata al 2.0, che noi donne siamo ancora li, ferme, stantie, ignoranti perchè non sappiamo niente pensando invece di sapere tutto, che ci affidiamo a pareri di sconosciuti in giro per la rete piuttosto che professionisti del settore.

Si legge ancora “aiutooo, lui mi aveva promesso che sarebbe stato attento”? ( al solo sentire di questa frase mi si scatena la furia dentro).

Eppure basterebbe così poco, che tristezza.

 

Game Over

14 Gen

Oggi mi sono imbattutata con i figli, dopo circa un mezzo lustro di assenza, in una sala giochi.

Sembrerà scontata la frase “si stava meglio quando si stava peggio” ma in effetti la frase cade a fagiuolo.

Sono nata e cresciuta con Space invaders, poi coi vari Pacman, serpentone, forte anche nelle guide, poi sono arrivati i giochi su disco laser, poi è uscito Tron e siamo impazziti, poi il semplice joystick ha assunto le sembianze di mille oggetti, perdevamo il sonno incastrando a velocità disumane i blocchi di Tetris, abbiamo anche cercato di stare dietro non molto tempo fa, con risultati raccapriccianti, alle supersoniche adolescenti sulla Dance Dance Revolution, ma anche questo ci stava…

…oggi invece mi è venuta una tale tristezza a vedere che solo il 15% era destinato a videogiochi più o meno classici mentre il resto erano insignificanti e fluorescenti macchinette che distribuivano, dietro pagamento di 50 cents e con un labile divertimento,  biglietti che poi davano diritto al regalo di un gioco “made in China, ca va sans dire, che ho avuto veramente nostalgia della tecnologia o.0 altro che 2.0!

Non so per voi ma per me il discorso, da ora in poi,  diventa :

 

 

 

 

 

ht

11.11

11 Nov

Oggi sarebbe stato il tuo compleanno ma preferisco dire che oggi è il tuo compleanno.

Sono 72, una volta si sarebbe detto che saresti stato un vecchio decrepito ma oggi si usa dire” però ancora giovane il tuo papà.”

Una botta che non passa, un’onda di dolore che mi afferra e non so mai dove mi porterà, ma anche tanta gioia nel sapere che ti ho conosciuto, ma anche tanto orgoglio sapendo che ho qualcosa di tuo dentro di me, nel bene o nel male è sempre qualcosa di tuo.

Tanti auguri papacione.

 

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