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Settimo giorno al mare – le valigie

24 Ago

Proprio perché l’anno scorso a Ischia mi son riportato a casa un trolley e mezzo, su due, intonso nel quale avevo infilato dentro anche un pile che “non si sa mai”, forse pensando che avrebbe nevicato, quest’anno per il mare in Toscana ho messo in valigia molte meno cose.

Ma, com’era comunque prevedibile, compresi i cinque abiti da sera ancora perfettamente appesi nell’armadio, tranne l’ocra che ho usato per andare a cenare in rosticceria , almeno ammortizzavo un po’ il costo del trasporto, ho riportato indietro il sessanta per cento dei vestiti ancora puliti, perché alla fine eravamo sempre in costume. Mi sono ritrovata anche un mio paio di pantaloni da arrampicata, probabilmente pensando che nel tempo libero avrei scavato l’Everest, perché fare una cosa normale non rientra nel mio modus operandi.

Comunque, ancora stamattina ho corso, mi sono sfondata di cinque e cinque a pranzo, ho bevuto frappè con la panna montata col piccolo facendo a gara di chi avesse i baffi più bianchi, sono riuscita a litigare col marito forse meno della media, ma sto aspettando i risultati dell’indagine Doxa, ho odiato gli animatori che ti facevano più agguati dei testimoni di Geova, non ho avuto forse la libertà che speravo perché quando si fanno le vacanze con un’altra famiglia e si mettono le mani avanti dicendo che poi ogni famiglia fa quello che vuole poi son tutte cazzate perché ci si aspetta e ci si infastidisce, nostro malgrado, in continuazione e, dulcis in fund, il grande ha preso un colpo di sole che l’ha atterrito ma non abbastanza per perdersi la baby dance con una pezzuola fredda sulla fronte.

Insomma, come al solito, siamo sopravvissuti.

(Domani il viaggio di rientro, non fatemici pensare).

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Sesto giorno al mare – ciu ciu ua

23 Ago

Illusa io che pensavo di essermela sfangata, in undici anni di figli, dalla baby dance.

L’hanno sempre odiata, come hanno sempre odiato il trucca bimbi, e per questo non solo li ammiravo ma era motivo di vanto con le altre mamme. ” beata te!” mi dicevano mentre loro facevano bim bum bam col marito per sapere a chi sarebbe toccato accompagnare il pargolo alla serata danzante. Questo fino a oggi pomeriggio, ma dalle ventuno di questa sera invece avrei voluto solo diseredarli.

Per cinque sere i due, cuginetti annessi, sono sempre stati in prima fila davanti al palco del camping assistendo prima alla baby dance e poi allo spettacolo serale degli animatori, e noi genitori ce ne stavamo in bungalow a chiaccherarcela. La prima sera il grande mi aveva spiegato che dovevano sorbirsi i balletti vari solo per tenersi le sedie in prima fila perchè non valeva metterci sopra cose per occupare il posto tornando solo all’inizio dello spettacolo. “È un duro lavoro figliuolo ma qualcuno deve pur farlo”, gli dissi la prima sera dandogli due colpetti sulle spalle.

Si vede invece che, a mia insaputa, il demone della baby dance ha preso il sopravvento sui miei figli, insinuandosi nella loro testa sempre più in profondità e obbligandomi, alla sesta sera, ad assistere seduta in mezzo ai due al roteare indemoniato di bambini alti mezzo metro davanti al palco pena il togliermi il saluto per sempre. “E facciamolo sto sacrificio, che sarà mai?”. Dopo venti minuti venti stavo già sbizzarrendomi a pensare alle diverse tipologie di suicidio più veloce e indolore possibile.

(P.s. sono contenta di non aver incontrato per la spiaggia quegli omuncoli di Casa pound con la loro pettorina di merda perché li avrei colpiti ripetutamente con una ciabatta sulle teste vuote.)

Quinto giorno al mare – le nuove generazioni

22 Ago

Esci alle sei e trenta del mattino per andare a correre e l’anziana signora del bungalow davanti, quella con la figlia, il genero e la nipote sta già apparecchiando fuori per la colazione, col rischio di svegliare tutto il campeggio col rumore di piatti, piattini, tazze, tazzine, involucri vari e cucchiaini nei bicchieri di vetro. Perché l’anziano si sa, si sveglia presto e se non riesce a mettersi in fila da qualche parte deve rompere i coglioni a tutti. Loro sono quelli che stanno tutto il giorno sul verandino a guardare la televisione, bambina inclusa, e mi chiedo e mi domando, se uno va al mare in vacanza, questo mare, almeno una volta lo vorrà almeno vedere oppure no?

“Oppure no” pare essere la risposta.

Comunque stavo uscendo a correre in pineta e destino vuole che oggi mi siano capitate le ripetute (che sono quei tratti di corsa, all’interno di una corsa, che teoricamente, nel mio caso, dovrebbero essere più veloci della tua andatura normale, teoricamente, nel mio caso appunto).

Destino vuole che quando finalmente per miracolo riesci, mentre ne stai facendo una, a raggiungere un personaggio decente in pineta, che non sia il solito anziano che fa nordic walking, il gruppo di comari sessantenni che schiamazzano mentre camminano, o la coppia coi cani, e riesci a stare al suo passo per trecento metri poi, Murphy insegna, la ripetuta finisce e quindi “mesdames et messiurs, rien ne va plus, les jeux sont faits.”

(E comunque, il figlio decenne della cugina di mio marito si è fidanzato con una ragazzina del campeggio in forse sette minuti dopo averla vista per la prima volta mentre girava in bicicletta. Io devo ancora riprendermi dallo shock di far parte di una generazione che a dieci anni pensava solo a trovare la figurina di Lady Oscar vestita da donna per finire l’album, e non pensava certo ad altro.)

Quarto giorno al mare – la pioggia

21 Ago

Ora vado all’ente del turismo toscano e mi lamento del temporale pomeridiano che alle tre, tutti i giorni cascasse il mondo, si abbatte sulle nostre teste.

Nuvoloni, tuoni in lontananza, scrosciata d’acqua e via, ci vediamo domani, non mancare, stessa spiaggia, stesso mare.

Un attimo prima eri in spiaggia con occhiali da sole e crema cinquanta sulle spalle e un attimo dopo si avvicina il consorte, detto oramai il Bernacca 2.0 causa applicazione satellitare delle precipitazioni, ti mostra una mappa con vari colori, tu fai finta di dargli retta mentre rimetti tutte le cose in borsa di fretta e furia , richiami i due che intanto si stavano azzuffando e incominci a correre verso il campeggio alla velocità di Usain Bolt, carico però come uno sherpa nepalese.

E una volta arrivata “sana e salva” nel bungalow, cosa fai per ingannare il tempo? Cucini.

Che ansia. (Vedi giorno 2)

(P.s. sia lodata, sempre sia lodata la terribile animazione serale che nonostante i catastrofici spettacoli e patetici siparietti tiene i due in ostaggio per due ore regalando a noi quell’attimo di serenità giornaliera che ammortizza il costo della vacanza).

Terzo giorno al mare – la medusa

20 Ago

Uscire alle sette per andare a correre in Pineta e scoprire che altre cinquecento persone hanno avuto la tua “brillante” idea, tipo le famose partenze intelligenti insomma. Questo però non mi ha comunque fermata dall’arrancare, come mia abitudine, per dieci chilometri tra manti di aghi di pino, cani liberi in pineta che mi volevano mordere e ultrasessantenni che riuscivano a superarmi su un piede solo.

A proposito di mordere, oggi qualche medusa invisibile mi ha lasciato il segno, tipo Zorro sulla pancia dei suoi nemici, sperando almeno, come premio di consolazione, nel pronto e celere intervento dell’aitante bagnino di turno.

“Aiuto, bagnino, aiuto, mi salvi lei”! Urlato alla torretta con una voce tipo la Signorina Silvani di Fantozzi, sperando che il baywatch etrusco, anche se non lo vedevo per la miopia, mi venisse a prendere sollevandomi con i suoi impressionanti muscoli e mettendomi in salvo. Ripeto, non ci vedevo una mazza, ma non sono mica tutti fighi i bagnini? E invece si è presentato un diciotenne asfittico brufoloso, con una canottiera rossa di due taglie più grandi, che senza neanche guardarmi in faccia, mi ha spruzzato acqua e aceto e se n’è andato di corsa. Forse perché doveva guardare l’ultima puntata dello Zecchino d’oro?

Secondo giorno al mare – cosa mangiamo?

19 Ago

Perchè tu donna previdente sai che poi al mini market del camping ti peleranno e che al supermercato appena fuori dal camping, per essere pelata un po’ di meno, dovrai combattere con la tua vicina di carrello per l’ultima cipolla o cespo di insalata, strappandogliela dalle mani come a una svendita “fuori tutto”di Armani. Allora porti la dispensa da casa, non rendendoti conto che non hai risparmiato un granchè, ma cerchi di illuderti. Come tutti quegli abiti che ti sei portata per la sera, e ti sei illusa che li avresti messi, ma sono le undici passate e invece ancora indossi il costume da stamattina.

Che poi, parli tanto di dispensa ma non c’hai “punto” voglia, come dicono qui in Toscana, di tagliare un melone, figuriamoci di cucinare per otto. E l’ansia sale per preparare il pranzo, sale per preparare la cena e risale il giorno dopo, e il giorno dopo ancora, come se fossimo in guerra e tutto fosse razionato, e invece tu non hai semplicemente voglia.

Meno male che almeno in questa ansia il marito lava i piatti, un’ansia in meno 🙂 .

Primo giorno al mare – la pazienza infinita

18 Ago

Perché lo sapevo già, ma oramai chi si stupisce più, che il viaggio sarebbe stato un inferno.

Io avevo la carogna addosso ancora prima di partire, perché per andare in vacanza non volevo passare da Genova. Perchè mi sentivo lo schifo addosso di quelli che si fanno il selfie col morto, anche se non c’entro nulla con loro, per il funerale di Stato, che mi sembrava brutto passarci di fianco mentre andavamo al mare e perché si sconsigliava il transito da quelle parti visto il caos.

Il marito invece, al contrario ci voleva passare perchè è la sua città, perchè voleva respirarla anche in questo momento di silenzio irreale, condividere l’emozione con i suoi parenti e per ultimo waze, che pare non sbagli mai, diceva che non ci sarebbe stato traffico. (In effetti l’autostrada era completamente vuota).

Beh, ci siamo scornati ininterrottamente, escluso un mio pisolo di un’ora lato passeggero, dalle 9.30 alle 17, e scornati è un eufemismo, coi figli poi che ci mettevano il carico da undici.

Si scoprirà all’ora di cena che il marito è due notti che non dorme causa pensieri, ma mica te lo dice no, e neanche te lo fa capire. Nella prossima vita faccio un corso di corrispondenza per lettura nella mente, magari così non lo minaccio più stile Al Capone.

E si arriva in campeggio, e devi anche disfare tutti i bagagli. Ah, i miei meravigliosi vestiti estivi nell’armadio, sapendo già, tuo malgrado, che indosserai calzoncini e canottiera per una settimana.

E i figli, il marito e i cuginetti arrivati anche loro coi genitori hanno fame. Dio che incubo che la gente voglia mangiare più di una volta alla settimana, e con questo caldo umidità e i capelli appicicati alla fronte anche l’estro culinario se ne va a puttane.

Sù figlio piccolo, oramai giovine uomo, aiutami a preparare questa mayonese veg che stasera facciamo il botto.

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