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Ottavo giorno al mare – tiriamo le somme

23 Ago

Tiriamo le somme, domani partiamo.

Cose che non si possono vedere:

1) l’assalto alle patatine fritte al buffet dell’antipasto, specie se circondato da trentanove meravigliosi vassoi stracolmi di verdure dell’isola cucinate da Dio. (Le patatine fritte dovrebbero essere bandite come l’ananas sulla pizza).

2) i selfie dovunque, ovunque e comunque. Persino in mezzo al mare, persino creando una scenografia con gli amici dietro, persino col sole alle spalle. (Maledetti gli inventori delle custodie per cellulari impermeabili e, a pari merito, maledetti gli squali campani che non se li mangiano tutti)

3) quelli che camminano sulla spiaggia facendo le video chiamate o mandando e ricevendo in continuazione messaggi vocali (mai che gli cada il cellulare in acqua, mai)

4) quelli che, mentre entrano in acqua, dicono alla moglie di stare attenta alla borsa sotto l’ombrellone e poi entrano nei negozi ancora col costume gocciolante e pensano pure di aver ragione solo perchè siamo al mare. (E in più nel negozio non comprano comunque un cazzo)

5) gli inglesi che arrivano in spiaggia tutti col cappello alla Ivan Lendl, pantaloncini e maglietta lunga anti Uv, faccia con sopra talmente tanti strati di crema che sembrano degli zombie. (Ma se ci dovete rovinare la vista e il panorama andate in montagna per Dio)

6) i miei figli, ma lo faccio anche io, che entrano nei negozi dei souvenir e devono toccare tutto anche quando si tratta di cristalleria e ci sono cartelli enormi che vietano di toccare. (A noi la famiglia di San Tommaso ci fa un baffo)

7) quelli che pensano che tutto quello che passa in TV sia vero e che per loro saremmo dovuti fuggire la sera stessa del terremoto magari attaccati a un drone per fare prima. (Bisognerebbe spegnere ogni tanto la TV e leggere un libro o anche piuttosto fissare un muro)

8) che il tempo dedicato a noi genitori, senza i figli che ci frantumassero i coglioni, è stato inferiore al 6%. (La frantumazione dei testicoli penso sia stata intorno al 9,5 su scala Richter, ma attendiamo conferme dai geologi).

9) quelli della vacanza mordi e fuggi, che arrivano romponi i coglioni sulla spiaggia perchè il loro asciugamano non ci sta, lui vuole tuffarsi, la moglie urla con la crema solare in mano rincorrendo i bambini, lui urla in piedi da uno scoglio che ha appena raggiunto a nuoto alla moglie di fargli una foto, e mentre urla ci scivola sopra. E la moglie urla, e i figli hanno schizzato tutti i vicini. E lui torna infuriato – forza muoviamoci, dobbiamo andare a visitare le altre spiaggie. E la moglie, l’unica che non era neanche riuscita a mettersi in costume, riimpacchetta tutti, figli compresi, e se ne vanno.

10) la sabbietta nel deretano che non ti abbandonerà più fino alla prossima estate.

Cose che non vorresti mai abbandonare:

1) il silenzio innaturale delle prime luci dell’alba ( quando nessuno ti parla, patrimonio dell’Unesco)

2) il sapore del basilico sulla pizza (mangerei solo quello)

3) la cortesia delle persone, con quel “Voi” per loro naturale ma che a me fa arrossire

4) non diciamo minchiate che qui nessuno vi frega

5) quando gioca il Napoli si paralizza tutto

6) e parlano parlano e parlano ancora. Ma se sai ascoltarli bene,  lo non parlano, narrano.

7) quei momenti anche se comunque inferiori al 6% ( e che cazzo!)

8) l’essere riuscita a leggere quasi quattro libri

9) il loro cuore grande.

10) il terremoto, perchè comunque capisci tante cose che prima non avevi capito.

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Settimo giorno al mare – non credete sempre alla TV.

23 Ago

È dai tempi di Alfredino che non seguo una tragedia live in Tv. Non so quanto senso abbia, o almeno non ha senso per me. Il passo breve tra informazione e sciacallaggio, tra cronaca e tv del dolore oramai è brevissimo e io non voglio fare parte di questo ciclone infernale.

Da ieri sera, dopo la scossa, il mio cellulare, come tutti quelli degli altri presenti, ha incominciato a squillare senza sosta. Mi ha chiamata persino, mentre oramai verso le 23 dormivo, mia zia americana preoccupatissima perchè nei video live di “Rai international” non aveva visto il mio volto e pensava fossi sotto le macerie. Mia madre al contrario, che ho chiamato stamattina per tranquillizzarla, non sapeva invece nulla e la sua massima preoccupazione  giornaliera era comunque pagare le bollette in posta.

Mia sorella è a Barcellona, tanto perchè siamo sempre nel posto giusto al momento sbagliato.

Non ho visto un TG. Ho letto qualche articolo e sono stata di più informata dagli amici della “terraferma” che dai locali. O almeno, sono stata rassicurata dagli ischitani sul fatto che quellafosse una zona dal punto di vista geologico molto debole,  e le case antichissime sono state la ciliegina sulla torta. Tutta quell’ansia, quella tragedia, quell’Apocalisse di cui parlano tutti qui, negli occhi dei locali non si legge.
Qui non c’è panico, sembrerebbe tranquillo. Questo non vuol dire che non abbiamo preso delle precauzioni e che non abbiamo parlato più volte coi bimbi per le eventuali vie di fuga ma abbiamo deciso di rimanere, come tanti.

Eppure dagli articoli in giro sembrerebbe che la fuga dall’Egitto di Mosè e il suo popolo, al confronto, sia stata una scampagnata di quattro amici.

(Sono felice per i tre bimbi, tanto felice).

Sesto giorno al mare – la scossa

21 Ago

Che poi tu sei lì a cena che pensi a cosa scrivere sul blog la mattina successiva coi capelli scompigliati da un forte Libeccio in terrazza e la tavola mezza annacquata dai due, come al solito.

Sei indecisa se ricitare le tue punture di animale sulle chiappe che oramai sembrano essersi trasformate nelle sette stelle di Hokuto, o nell’avventura odierna col solito farmacista che ha fatto finta di non conoscermi per ripetermi tutte le raccomandazioni sullo stafilococco. (E mi raccomando il Napisan).

Vorresti raccontare le bellezze e le brutture, come al solito d’altronde, ma oggi a parte qualche solita incazzatura coi due, qualche compromesso e tanto vento è stata una giornata abbastanza fiacca.

Tutto questo fino a che la terra non ha tremato e le luci si sono spente.

Forse sará durato tre secondi e forse l’intensità sarà stato come quello di un peto. Non lo so ma non è importato. C’è stata e l’abbiamo sentita tutti. E ho scoperto che in questi momenti i figli col volto stravolto si affidano completamente a te, alle tue spiegazioni sulle placche terrestri, mentre mano nella mano li accompagni nei campi spiegando loro che è il posto più sicuro. E racconti che la terra è un pianeta vivo e quindi ha bisogno di muoversi ogni tanto. E cerchi di andare sullo scientifico senza affidarti ai santi per non creare panico. E parli parli parli, senza interruzione per far vedere loro che stiamo tutti bene per fortuna. Ma non è così per nessuno. Ne per loro che forse avranno ascoltato il dieci per cento di quello che gli abbiamo raccontato, ne per noi che mentre gli parlavamo, tenendogli sempre strette le mani, non ci siamo neanche ascoltati.

L’essere segnati da un evento così intenso, anche se fortunatamente solo per pochi istanti – ho detto ai miei figli  poco dopo che si sono accese le luci – non deve essere dimenticato mai, per farvi capire quali siano veramente le cose importanti nella vostra vita.

Sarà un mio difetto, lo ammetto, ma con i due, anche in questo caso, non mollo mai.

Quinto giorno al mare – cose meritate

21 Ago

Quindi dopo tre giorni di spalmamento vario, per tre volte al dì moltiplicato per due, del famoso Fucidin (vedi terzo giorno al mare) sulle varie piaghe dei miei ragazzi causate dallo stafilococco, e loro lamenti vari perchè sembrano con la varicella sulla faccia e si vergognano  uscire, pare che le ferite si stiano “chiano chiano” seccando e rimpicciolendo. 

In compenso a me son venute due chiappe come Kim Kardashian prima della dieta perchè è da giorni che vengo punta, e sto maledetto punge solo me, da non so quale animale. Sta di fatto che ogni tanto mi cresce un bubbone di puntura sul deretano, mi si gonfia la pelle, diventa incandescente e dura e quindi chiedo al povero consorte di toccare quella parte per verificare il gonfiore. Non ne può più lo vedo, ma è lo scotto che deve pagare perchè lui, in questa vacanza, è l’unico sano. Tocca la pesca Rocco, tocca la pesca. (Era una citazione troppo bella per non citarla). 

I due comunque dopo tre giorni di tira e molla sul comportamento finalmente oggi per merenda si sono meritati la “delizia al limone” che agognavano da un anno e non vedevano l’ora di assaggiare. Ma forse più che meritata mi hanno preso per sfinimento, in un mio momento di debolezza, quando forse, fissando l’orizzonte, sognavo una vacanza senza Fucidin.

Quarto giorno al mare – #iocorroqui

20 Ago

Quante volte, nei luoghi più disparati del mondo non avete visto l’ora di correre anche, o solo diciamocela tutta, per poi infilare sopra una foto il famigerato hashtag #iocorroqui e taggare il taggabile?

Io, “runner” ancora acerba, ancora col ciucco in bocca,  ero indecisa se portarmi al mare il minimo per fare una corsetta. I pareri tra i miei amici, loro si veri runner, era discordante. Ma tu portale le cose che poi te ne penti. No, hai giá corso molto tra giugno e agosto, ora ti devi riposare. Io a quel punto, per non sapere ne leggere ne scrivere, qualcosa mi porto, poi vedremo.

I primi tre giorni mi sveglio brasata, con certo zero voglia di stare lì a vestirmi come se dovessi andare a fare la maratona di NY.

Ma il quarto, oh si il quarto, alle 6.40 sono giá pronta ad uscire, non prima di aver santiato  col reggiseno sportivo super performante che si è arrotolato dietro la schiena che neanche saltando riuscivo a tirare giù.

Mi muovo in stanza come Peter Seller nella Pantera Rosa, sperando di avere l’abilità di non svegliare nessuno e invece tirando giù tutto ogni volta che mi giro.

Sono le 6.40 ripeto. Dopo aver svegliato l’intero albergo sono pronta a uscire.

Va bene che siamo su un’isola e qualche salituccia l’ho vista, ma è anche vero che dall’hotel parte, mi pare, una stradina che sicuramente rimarrà in quota. Si, sicuramente.

Mi immagino già percorrerla a lunghe falcate, io che ho le gambe corte, con una coda di capelli che svolazza, io che ce li ho corti, e un sorriso travolgente sul viso che non mi abbandonerà per tutti i chilometri che sicuramente correrò di seguito. 

Dopo una prima illusione di 200 metri percorsi in quota mi ritrovo, subito dopo un arco, una discesa mozzafiato che se non rallento mi spacco non solo la testa ma mi ritrovano a pezzi in fondo come Fantozzi dopo la gara di sci. Arrivo alla prima spiaggetta, butto un occhio e poi riparto. 

Inizia una salita che i ramponi non sarebbero bastati. Endomondo intanto gira sul mio cellulare, senza guardare in faccia a nessuno, senza pietà. Mi ritrovo in mezzo a case abbandonate durante la salita, gallerie di tufo e nessuno in giro. Sono pur sempre donna e mio marito non sa neanche da che parte sia andata a “correre”.
Finita l’interminabile salita, un’illusione di piano di 150 metri dove zampetto tipo struzzo e poi di nuovo una discesa a rotta di collo e poi di nuovo salita e poi di nuovo discesa. Nel mentre cani sulla strada senza padroni che mi guardano storti, il primo caldo che arriva, galli che cantano in mezzo a orti secchi, io che sudo e ho combinato ben poco, se non nulla.

Dopo l’ennesima discesa mi decido a scendere sopra questa immensa spiaggiona, mi tolgo le scarpe e incomincio a ritornare indietro a piedi nudi nell’acqua. Peccato che non ci sia spiaggia di sabbia ma ciotoli più o meno grandi che mi frantumano i piedi. Sulla spiaggia intanto, alla mia destra, orde di gabbiani enorme che rovistano nelle pattumiere.

Sconfitta nelle mie buone intenzioni, dopo l’ennesima salita me ne ritorno in hotel.

Mi viene in mente la canzone “forse non lo sai ma tutto questo è amore”.

Forse il correre, forse ribadisco, è anche lo sperimentare, l’avventurarsi, lo scoprire comunque posti che se no non saresti andata a vedere. Forse il correre non è solo la prestazione da fare vedere a tutti sull’App ma anche il panorama, le imprecazioni per aver sbagliato strada, e un pezzo in più di esperienza da scrivere nel tuo libricino mentale della corsa. Il prenderti in giro da sola per quello che avresti voluto fare ma che non sei riuscita a soddisfare se non in minima parte, la faccia stravolta quando invece avresti voluto avere quella della modella del mese su “sport illustrated”.

Forse non lo sai ma tutto questo, comunque, è corsa.

Terzo giorno al mare -lo stafilococco

19 Ago

Quelle strane macchiette sulle faccia dei miei figli, che si trasformavano in ferita aperta,  presenti da qualche giorno mi convincevano poco. Ero convinta di farle passare con la mia crema cicatrizzante ma non solo non si sono fermate ma sono addirittura aumentate. Quindi, intanto che cerchiamo un pediatra in zona vado in farmacia col grande.

Bongiorno Sig farmacista, le chiederei un consiglio per queste macchiette.

Mi tiene un corso di infezioni batteriche tenendomi venti minuti incollata al bancone, mentre dietro di me si forma una fila lunghissima di clienti. Il grande scalpita per uscire mentre l’anziano farmacista mi spiega la temperatura ideale per la proliferazione di questo batterio. Mi parla di urinocoltura e di lavare gli asciugamani col napisan, mi raccomando, e poi le consiglio il Fucidin. Pur nella sua meticolositá e grande scrupolo nell’occuparsi del mio caso mi è stato sui coglioni fin da subito, quindi l’ho liquidato con un “sono in albergo e non posso utilizzare il napisan e per il resto attendo un responso del pediatra poi le faccio sapere”.

Scendiamo in spiaggia. Quando risaliamo per pranzo sfatti dal caldo, il pediatra locale al telefono mi dice che sarebbe rimasto in studio ancora un’ora e poi se ne sarebbe andato. Sentendo il mio sconforto al telefono per il non riuscire a raggiungerlo, mi fa una diagnosi flash con la mia descrizione : infezione da staffilococco è il responso.

Torno dal farmacista.

Bongiorno Sig farmacista, allora ho chiamato il pediatra che …

Mi interrompe in modo brusco.

Non mi interessa cosa le ha detto che hanno ma che cosa le ha prescritto.

Io mi guardo la punta dei sandali, mi infilo la coda tra le gambe e sussurro una parola.

Non ho sentito signora, me lo dica più forte.

Fucidin, tutta rossa in faccia, aveva ragione.

Ahhhhhhhhh, ecco. Mi dice lui con un tono trionfante.

Tenga la sua scatola e si ricordi di lavare gli asciugamani col Napisan.

Bastardo dentro.

Primo giorno al mare – Spess

17 Ago

(In primis volevo congraturlarmi con me stessa per essere riuscita a far stare in due miny trolley e uno medio tutti i bagagli per una settimana, pinne, maschere e secchielli compresi. Ho scoperto l’anno scorso, mio malgrado,  che il trolley dedicato ai pantaloni lunghi e pile al Sud in agosto non servono. Ma la milanese in vacanza ci doveva sbattere la testa per capirlo).

La prima problematica dell’italiano medio che va in vacanza col treno è che, automaticamente, almeno il cinquanta per cento sbaglia posto è ha da dire, il trenta sbaglia carrozza e ha da dire e l’ultimo venti sale sulla carrozza giusta ma dalla parte opposta del suo posto, vorrebbe essere una palla da bowling in quel momento visto la quantitá di gente in fila per sedersi, e, nonostante l’avere torto marcio, anche questo ha ancora da dire.

I ragazzi si sono “agitati” prima di partire, sul primo treno, sul secondo treno, a piedi fino al porticciolo, sul traghetto, al ristorante dove pare due giudici dei Guinnes che passavano di là per caso li abbiano inseriti nel libro per rovesciamento multiplo di liquidi sul tavolo, aspettando il bus, sul taxi perchè il bus non passava, in hotel, buonanotte. Non escludo che si agitino anche durante il sonno, mi chiedo quindi quando inizierá anche per noi genitori la vacanza.

Il marito che in quattro mesi è passato dall’essere vegetariano al fruttariano, dal macrobiotico al vegano, e gli mancava solo di essere respiriano per finire l’elenco, si era ripromesso che in questo viaggio avrebbe fatto uno strappo alla regola: le melanzane alla parmigiana come Dio comanda. Tripudio di profumi, unto colante, mozzarella filante, fritto croccante. Solo questo chiedo, solo questo come strappo alla regola. Io lo guardo, alzo gli occhi al cielo e penso che prima o poi mi faranno un busto in bronzo per la pazienza, visto che poi, a parte questa settimana, le mani in cucina ce le metto io.

Signore, mi scusi, ma abbiamo tutto i piatti del menù tranne la sua ordinazione, gradisce qualcos’altro?

Mai, mai fare strappi alla regola, potresti averlo detto troppo forte e Murphy non vedeva l’ora di metterci lo zampino.

L’attesa per l’ultimo bus è stata un’agonia, dopo quasi un’ora, senza neanche il miraggio del 6 in lontananza, vado in biglietteria.

Signora ogni quanto passa il 6?

Spess.

E io annuisco, con un sorriso un po’ ebete, come per chiedere quanto spesso.

Spess.

E io riannuisco, con un sorriso ancora più ebete, che sarà anche spess ma io mica sono fess.

Alla fine mi ha dato l’orario dei bus e mi ha liquidato con la mano, come se  fossi una venditrice di rose filippina inopportuna e petulante al ristorante.

Santo taxi grazie di esistere.

(Nella categoria “si va in gita ..” trovate il diario di viaggio anche degli anni precedenti)

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