Quinto giorno al mare – cose meritate

21 Ago

Quindi dopo tre giorni di spalmamento vario, per tre volte al dì moltiplicato per due, del famoso Fucidin (vedi terzo giorno al mare) sulle varie piaghe dei miei ragazzi causate dallo stafilococco, e loro lamenti vari perchè sembrano con la varicella sulla faccia e si vergognano  uscire, pare che le ferite si stiano “chiano chiano” seccando e rimpicciolendo. 

In compenso a me son venute due chiappe come Kim Kardashian prima della dieta perchè è da giorni che vengo punta, e sto maledetto punge solo me, da non so quale animale. Sta di fatto che ogni tanto mi cresce un bubbone di puntura sul deretano, mi si gonfia la pelle, diventa incandescente e dura e quindi chiedo al povero consorte di toccare quella parte per verificare il gonfiore. Non ne può più lo vedo, ma è lo scotto che deve pagare perchè lui, in questa vacanza, è l’unico sano. Tocca la pesca Rocco, tocca la pesca. (Era una citazione troppo bella per non citarla). 

I due comunque dopo tre giorni di tira e molla sul comportamento finalmente oggi per merenda si sono meritati la “delizia al limone” che agognavano da un anno e non vedevano l’ora di assaggiare. Ma forse più che meritata mi hanno preso per sfinimento, in un mio momento di debolezza, quando forse, fissando l’orizzonte, sognavo una vacanza senza Fucidin.

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Quarto giorno al mare – #iocorroqui

20 Ago

Quante volte, nei luoghi più disparati del mondo non avete visto l’ora di correre anche, o solo diciamocela tutta, per poi infilare sopra una foto il famigerato hashtag #iocorroqui e taggare il taggabile?

Io, “runner” ancora acerba, ancora col ciucco in bocca,  ero indecisa se portarmi al mare il minimo per fare una corsetta. I pareri tra i miei amici, loro si veri runner, era discordante. Ma tu portale le cose che poi te ne penti. No, hai giá corso molto tra giugno e agosto, ora ti devi riposare. Io a quel punto, per non sapere ne leggere ne scrivere, qualcosa mi porto, poi vedremo.

I primi tre giorni mi sveglio brasata, con certo zero voglia di stare lì a vestirmi come se dovessi andare a fare la maratona di NY.

Ma il quarto, oh si il quarto, alle 6.40 sono giá pronta ad uscire, non prima di aver santiato  col reggiseno sportivo super performante che si è arrotolato dietro la schiena che neanche saltando riuscivo a tirare giù.

Mi muovo in stanza come Peter Seller nella Pantera Rosa, sperando di avere l’abilità di non svegliare nessuno e invece tirando giù tutto ogni volta che mi giro.

Sono le 6.40 ripeto. Dopo aver svegliato l’intero albergo sono pronta a uscire.

Va bene che siamo su un’isola e qualche salituccia l’ho vista, ma è anche vero che dall’hotel parte, mi pare, una stradina che sicuramente rimarrà in quota. Si, sicuramente.

Mi immagino già percorrerla a lunghe falcate, io che ho le gambe corte, con una coda di capelli che svolazza, io che ce li ho corti, e un sorriso travolgente sul viso che non mi abbandonerà per tutti i chilometri che sicuramente correrò di seguito. 

Dopo una prima illusione di 200 metri percorsi in quota mi ritrovo, subito dopo un arco, una discesa mozzafiato che se non rallento mi spacco non solo la testa ma mi ritrovano a pezzi in fondo come Fantozzi dopo la gara di sci. Arrivo alla prima spiaggetta, butto un occhio e poi riparto. 

Inizia una salita che i ramponi non sarebbero bastati. Endomondo intanto gira sul mio cellulare, senza guardare in faccia a nessuno, senza pietà. Mi ritrovo in mezzo a case abbandonate durante la salita, gallerie di tufo e nessuno in giro. Sono pur sempre donna e mio marito non sa neanche da che parte sia andata a “correre”.
Finita l’interminabile salita, un’illusione di piano di 150 metri dove zampetto tipo struzzo e poi di nuovo una discesa a rotta di collo e poi di nuovo salita e poi di nuovo discesa. Nel mentre cani sulla strada senza padroni che mi guardano storti, il primo caldo che arriva, galli che cantano in mezzo a orti secchi, io che sudo e ho combinato ben poco, se non nulla.

Dopo l’ennesima discesa mi decido a scendere sopra questa immensa spiaggiona, mi tolgo le scarpe e incomincio a ritornare indietro a piedi nudi nell’acqua. Peccato che non ci sia spiaggia di sabbia ma ciotoli più o meno grandi che mi frantumano i piedi. Sulla spiaggia intanto, alla mia destra, orde di gabbiani enorme che rovistano nelle pattumiere.

Sconfitta nelle mie buone intenzioni, dopo l’ennesima salita me ne ritorno in hotel.

Mi viene in mente la canzone “forse non lo sai ma tutto questo è amore”.

Forse il correre, forse ribadisco, è anche lo sperimentare, l’avventurarsi, lo scoprire comunque posti che se no non saresti andata a vedere. Forse il correre non è solo la prestazione da fare vedere a tutti sull’App ma anche il panorama, le imprecazioni per aver sbagliato strada, e un pezzo in più di esperienza da scrivere nel tuo libricino mentale della corsa. Il prenderti in giro da sola per quello che avresti voluto fare ma che non sei riuscita a soddisfare se non in minima parte, la faccia stravolta quando invece avresti voluto avere quella della modella del mese su “sport illustrated”.

Forse non lo sai ma tutto questo, comunque, è corsa.

Terzo giorno al mare -lo stafilococco

19 Ago

Quelle strane macchiette sulle faccia dei miei figli, che si trasformavano in ferita aperta,  presenti da qualche giorno mi convincevano poco. Ero convinta di farle passare con la mia crema cicatrizzante ma non solo non si sono fermate ma sono addirittura aumentate. Quindi, intanto che cerchiamo un pediatra in zona vado in farmacia col grande.

Bongiorno Sig farmacista, le chiederei un consiglio per queste macchiette.

Mi tiene un corso di infezioni batteriche tenendomi venti minuti incollata al bancone, mentre dietro di me si forma una fila lunghissima di clienti. Il grande scalpita per uscire mentre l’anziano farmacista mi spiega la temperatura ideale per la proliferazione di questo batterio. Mi parla di urinocoltura e di lavare gli asciugamani col napisan, mi raccomando, e poi le consiglio il Fucidin. Pur nella sua meticolositá e grande scrupolo nell’occuparsi del mio caso mi è stato sui coglioni fin da subito, quindi l’ho liquidato con un “sono in albergo e non posso utilizzare il napisan e per il resto attendo un responso del pediatra poi le faccio sapere”.

Scendiamo in spiaggia. Quando risaliamo per pranzo sfatti dal caldo, il pediatra locale al telefono mi dice che sarebbe rimasto in studio ancora un’ora e poi se ne sarebbe andato. Sentendo il mio sconforto al telefono per il non riuscire a raggiungerlo, mi fa una diagnosi flash con la mia descrizione : infezione da staffilococco è il responso.

Torno dal farmacista.

Bongiorno Sig farmacista, allora ho chiamato il pediatra che …

Mi interrompe in modo brusco.

Non mi interessa cosa le ha detto che hanno ma che cosa le ha prescritto.

Io mi guardo la punta dei sandali, mi infilo la coda tra le gambe e sussurro una parola.

Non ho sentito signora, me lo dica più forte.

Fucidin, tutta rossa in faccia, aveva ragione.

Ahhhhhhhhh, ecco. Mi dice lui con un tono trionfante.

Tenga la sua scatola e si ricordi di lavare gli asciugamani col Napisan.

Bastardo dentro.

Secondo giorno al mare – selfie al mare

18 Ago

L’uscire dalla stanza dell’albergo alle 7 del mattino non ha mai un suo perchè a meno che non l’abbia voluto tu. A poco son valse prima le preghiere, poi l’ordine e infine le minacce al grande per rimanere un po’ di più a letto specie dopo il viaggio di ieri. Niente, parole buttate al vento. E così mi ritrovo alle 7 sul terrazzo dove c’è già qualcuno che fa colazione e, il grande, dopo aver visto il tripudio e l’abbondanza del buffet sbava come un cane rabbioso. “Almeno aspettiamo gli altri due” una concessione che a questo punto mi “concede”. (Alla faccia del mio riposo, come dire).

A quell’ora al massimo sarei andata volentieri a correre (anzi prima) o a fotografare l’alba (anzi ancora prima). Ma il fatto di fare da madre/baby sitter a un bambino capriccioso- anche se raramente- mi fa impazzire . Mio padre avrebbe risolto con un calcetto nel culo e un’occhiataccia.
E via che si comincia.

In spiaggia ad inciampare sulla gente che si “selfava ad ogni angolo”. Selfie stick a sinistra, selfie stick a destra, selfie stick tra i coglioni. (Semicit.)

Il non plus ultra della tamaraggine è la formazione del cuore con le mani dei vari fidanzatini di turno. Possibile che nessuno dell’amministrazione comunale non veda lo scempio? L’obrobrio? L’estinzione imminente?

Fortunatamente i figli non si sono accorti di tale bruttura, ma conoscendoli avrebbero invece solo apprezzato.

(Tutto questo, poi scoprirò, accade mentre a Barcellona succede quel che succede e non ci si può fare, ancora una volta, un cazzo)

Primo giorno al mare – Spess

17 Ago

(In primis volevo congraturlarmi con me stessa per essere riuscita a far stare in due miny trolley e uno medio tutti i bagagli per una settimana, pinne, maschere e secchielli compresi. Ho scoperto l’anno scorso, mio malgrado,  che il trolley dedicato ai pantaloni lunghi e pile al Sud in agosto non servono. Ma la milanese in vacanza ci doveva sbattere la testa per capirlo).

La prima problematica dell’italiano medio che va in vacanza col treno è che, automaticamente, almeno il cinquanta per cento sbaglia posto è ha da dire, il trenta sbaglia carrozza e ha da dire e l’ultimo venti sale sulla carrozza giusta ma dalla parte opposta del suo posto, vorrebbe essere una palla da bowling in quel momento visto la quantitá di gente in fila per sedersi, e, nonostante l’avere torto marcio, anche questo ha ancora da dire.

I ragazzi si sono “agitati” prima di partire, sul primo treno, sul secondo treno, a piedi fino al porticciolo, sul traghetto, al ristorante dove pare due giudici dei Guinnes che passavano di là per caso li abbiano inseriti nel libro per rovesciamento multiplo di liquidi sul tavolo, aspettando il bus, sul taxi perchè il bus non passava, in hotel, buonanotte. Non escludo che si agitino anche durante il sonno, mi chiedo quindi quando inizierá anche per noi genitori la vacanza.

Il marito che in quattro mesi è passato dall’essere vegetariano al fruttariano, dal macrobiotico al vegano, e gli mancava solo di essere respiriano per finire l’elenco, si era ripromesso che in questo viaggio avrebbe fatto uno strappo alla regola: le melanzane alla parmigiana come Dio comanda. Tripudio di profumi, unto colante, mozzarella filante, fritto croccante. Solo questo chiedo, solo questo come strappo alla regola. Io lo guardo, alzo gli occhi al cielo e penso che prima o poi mi faranno un busto in bronzo per la pazienza, visto che poi, a parte questa settimana, le mani in cucina ce le metto io.

Signore, mi scusi, ma abbiamo tutto i piatti del menù tranne la sua ordinazione, gradisce qualcos’altro?

Mai, mai fare strappi alla regola, potresti averlo detto troppo forte e Murphy non vedeva l’ora di metterci lo zampino.

L’attesa per l’ultimo bus è stata un’agonia, dopo quasi un’ora, senza neanche il miraggio del 6 in lontananza, vado in biglietteria.

Signora ogni quanto passa il 6?

Spess.

E io annuisco, con un sorriso un po’ ebete, come per chiedere quanto spesso.

Spess.

E io riannuisco, con un sorriso ancora più ebete, che sarà anche spess ma io mica sono fess.

Alla fine mi ha dato l’orario dei bus e mi ha liquidato con la mano, come se  fossi una venditrice di rose filippina inopportuna e petulante al ristorante.

Santo taxi grazie di esistere.

(Nella categoria “si va in gita ..” trovate il diario di viaggio anche degli anni precedenti)

Sesto giorno in montagna – il cielo

7 Ago

Non sempre le cose vanno come vorresti che andassero, ma forse vanno come in effetti dovrebbero andare, specie quando in mezzo c’è tanto amore ma anche tanta tanta sofferenza.

I miei racconti montani finiscono così: quando inerpicandomi, ho guardato il cielo e forse avevo già capito tutto ancora prima che me lo dicessero.

Ti ricorderò per sempre così caro cognato, come un uccello finalmente libero di volare dopo tanti anni in gabbia.

Quinto giorno in montagna – una giornata uggiosa

6 Ago

Se fosse venuta anche mia madre in montagna con noi mi avrebbe detto che sono una deficiente a correre anche oggi dopo che fino a due giorni fa quasi non stavo in piedi, ma chi hai mai ascoltato i consigli dei genitori scagli la prima pietra.

Quindi alle sette ero già in giro a correre rigorosamente senza peso morto, ehm volevo dire senza consorte.

Bello freschetto con sole tiepido ad asciugarmi il sudore, poi si è scatenato l’inferno.

Dalle 9.40 non ha più smesso di piovere. E quando giochi coi figli, mentre tutti gli altri illusi sono andati a fare una gita, per quaranta volte a tutti i giochi possibili immaginabili e poi ti accorgi che son passate solo un’ora e quaranta, quanto tu vorresti già andare a dormire, capisci che l’unica via di salvezza è simulare uno svenimento.

Fortunatamente un attimo prima di “svenire” sono arrivati tutti gli amichetti fradici di pioggia e così almeno fino al primo pomeriggio la giornata è stata salva.

Ma l’umidità nelle ossa in un campeggio sotto la pioggia non passa mai, neanche se indossi una pelle d’orso.

Quei brividi di gelo per cui invidi gli amici da casa che ti dicono che sei beata perchè da voi si gela mentre da loro si cuociono le uova sui sassi.

Qual è il bottone che devo schiacciare per il teletrasporto?

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