Secondo giorno al mare – selfie al mare

18 Ago

L’uscire dalla stanza dell’albergo alle 7 del mattino non ha mai un suo perchè a meno che non l’abbia voluto tu. A poco son valse prima le preghiere, poi l’ordine e infine le minacce al grande per rimanere un po’ di più a letto specie dopo il viaggio di ieri. Niente, parole buttate al vento. E così mi ritrovo alle 7 sul terrazzo dove c’è già qualcuno che fa colazione e, il grande, dopo aver visto il tripudio e l’abbondanza del buffet sbava come un cane rabbioso. “Almeno aspettiamo gli altri due” una concessione che a questo punto mi “concede”. (Alla faccia del mio riposo, come dire).

A quell’ora al massimo sarei andata volentieri a correre (anzi prima) o a fotografare l’alba (anzi ancora prima). Ma il fatto di fare da madre/baby sitter a un bambino capriccioso- anche se raramente- mi fa impazzire . Mio padre avrebbe risolto con un calcetto nel culo e un’occhiataccia.
E via che si comincia.

In spiaggia ad inciampare sulla gente che si “selfava ad ogni angolo”. Selfie stick a sinistra, selfie stick a destra, selfie stick tra i coglioni. (Semicit.)

Il non plus ultra della tamaraggine è la formazione del cuore con le mani dei vari fidanzatini di turno. Possibile che nessuno dell’amministrazione comunale non veda lo scempio? L’obrobrio? L’estinzione imminente?

Fortunatamente i figli non si sono accorti di tale bruttura, ma conoscendoli avrebbero invece solo apprezzato.

(Tutto questo, poi scoprirò, accade mentre a Barcellona succede quel che succede e non ci si può fare, ancora una volta, un cazzo)

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Primo giorno al mare – Spess

17 Ago

(In primis volevo congraturlarmi con me stessa per essere riuscita a far stare in due miny trolley e uno medio tutti i bagagli per una settimana, pinne, maschere e secchielli compresi. Ho scoperto l’anno scorso, mio malgrado,  che il trolley dedicato ai pantaloni lunghi e pile al Sud in agosto non servono. Ma la milanese in vacanza ci doveva sbattere la testa per capirlo).

La prima problematica dell’italiano medio che va in vacanza col treno è che, automaticamente, almeno il cinquanta per cento sbaglia posto è ha da dire, il trenta sbaglia carrozza e ha da dire e l’ultimo venti sale sulla carrozza giusta ma dalla parte opposta del suo posto, vorrebbe essere una palla da bowling in quel momento visto la quantitá di gente in fila per sedersi, e, nonostante l’avere torto marcio, anche questo ha ancora da dire.

I ragazzi si sono “agitati” prima di partire, sul primo treno, sul secondo treno, a piedi fino al porticciolo, sul traghetto, al ristorante dove pare due giudici dei Guinnes che passavano di là per caso li abbiano inseriti nel libro per rovesciamento multiplo di liquidi sul tavolo, aspettando il bus, sul taxi perchè il bus non passava, in hotel, buonanotte. Non escludo che si agitino anche durante il sonno, mi chiedo quindi quando inizierá anche per noi genitori la vacanza.

Il marito che in quattro mesi è passato dall’essere vegetariano al fruttariano, dal macrobiotico al vegano, e gli mancava solo di essere respiriano per finire l’elenco, si era ripromesso che in questo viaggio avrebbe fatto uno strappo alla regola: le melanzane alla parmigiana come Dio comanda. Tripudio di profumi, unto colante, mozzarella filante, fritto croccante. Solo questo chiedo, solo questo come strappo alla regola. Io lo guardo, alzo gli occhi al cielo e penso che prima o poi mi faranno un busto in bronzo per la pazienza, visto che poi, a parte questa settimana, le mani in cucina ce le metto io.

Signore, mi scusi, ma abbiamo tutto i piatti del menù tranne la sua ordinazione, gradisce qualcos’altro?

Mai, mai fare strappi alla regola, potresti averlo detto troppo forte e Murphy non vedeva l’ora di metterci lo zampino.

L’attesa per l’ultimo bus è stata un’agonia, dopo quasi un’ora, senza neanche il miraggio del 6 in lontananza, vado in biglietteria.

Signora ogni quanto passa il 6?

Spess.

E io annuisco, con un sorriso un po’ ebete, come per chiedere quanto spesso.

Spess.

E io riannuisco, con un sorriso ancora più ebete, che sarà anche spess ma io mica sono fess.

Alla fine mi ha dato l’orario dei bus e mi ha liquidato con la mano, come se  fossi una venditrice di rose filippina inopportuna e petulante al ristorante.

Santo taxi grazie di esistere.

(Nella categoria “si va in gita ..” trovate il diario di viaggio anche degli anni precedenti)

Sesto giorno in montagna – il cielo

7 Ago

Non sempre le cose vanno come vorresti che andassero, ma forse vanno come in effetti dovrebbero andare, specie quando in mezzo c’è tanto amore ma anche tanta tanta sofferenza.

I miei racconti montani finiscono così: quando inerpicandomi, ho guardato il cielo e forse avevo già capito tutto ancora prima che me lo dicessero.

Ti ricorderò per sempre così caro cognato, come un uccello finalmente libero di volare dopo tanti anni in gabbia.

Quinto giorno in montagna – una giornata uggiosa

6 Ago

Se fosse venuta anche mia madre in montagna con noi mi avrebbe detto che sono una deficiente a correre anche oggi dopo che fino a due giorni fa quasi non stavo in piedi, ma chi hai mai ascoltato i consigli dei genitori scagli la prima pietra.

Quindi alle sette ero già in giro a correre rigorosamente senza peso morto, ehm volevo dire senza consorte.

Bello freschetto con sole tiepido ad asciugarmi il sudore, poi si è scatenato l’inferno.

Dalle 9.40 non ha più smesso di piovere. E quando giochi coi figli, mentre tutti gli altri illusi sono andati a fare una gita, per quaranta volte a tutti i giochi possibili immaginabili e poi ti accorgi che son passate solo un’ora e quaranta, quanto tu vorresti già andare a dormire, capisci che l’unica via di salvezza è simulare uno svenimento.

Fortunatamente un attimo prima di “svenire” sono arrivati tutti gli amichetti fradici di pioggia e così almeno fino al primo pomeriggio la giornata è stata salva.

Ma l’umidità nelle ossa in un campeggio sotto la pioggia non passa mai, neanche se indossi una pelle d’orso.

Quei brividi di gelo per cui invidi gli amici da casa che ti dicono che sei beata perchè da voi si gela mentre da loro si cuociono le uova sui sassi.

Qual è il bottone che devo schiacciare per il teletrasporto?

Quarto giorno in montagna – 10 regole d’oro per non correre col marito

5 Ago

La voglia di correre ha infine prevalso sulla doppia sciatica, unico neo è che la sera prima il marito, fermo con la corsa dal 1997, ha pronunciato la fatidica frase “domani vengo con te”.

Bene marito sveglia alle 7 perchè poi fa troppo caldo.

1 perche poi quando dice che si sveglia alle 7 – e tu alle 7.05 sei già colazionata, vestita e unta di olio all’arnica – lui poi ti dice che si alza alle 7.20 perchè fa troppo freddo fuori e allora lo aspetti;

2 e intanto che lo aspetti fai 20′ di stretching sul pavimento umido della tenda tra scarponi e vestiti dei figlio per terra e intanto fremi per uscire;

3 e mentre scadono i 20′ lui si alza e non trova la maglietta, e non trova i pantaloncini che poi trova, e le scarpe che poi una subito e un’altra dopo 4′ di ricerca, ma la maglietta non viene fuori, e prendine un’altra, no voglio quella e ci sono 14 gradi fa caldo, no mi metto il pile. E alla fine lo molli come un cane in’autostrada. Stremata, esci, ti agganci al gps e parti.

4 che poi al terzo chilometro te lo ritrovi 100 metri dietro che sbraccia come un naufrago su un’isola e lo aspetti;

5 e poi vuole correre e parlare e tu vuoi correre;

6 e poi lo aspetti e poi ti ricorre avanti, tu accelleri il passo finalmente, e poi di botta si ferma e ti spezza il ritmo;

7 poi ti vuole fare il video, guarda di qua che guarda di la e quasi cadi nel fosso per dargli retta;

8 e poi tu rimetti le cuffie e corri velocissima sperando di seminarlo e lui ti urla e poi ti telefona perchè era più  carino correre insieme;

9 e poi ricorri con lui e si ferma di colpo perchè vuole bere alla fontanella;

10 e poi finalmente quando si riparte vuole che io da davanti corra mentre gli faccio un filmato e viene tutto storto, e si lamenta.

Ecco

Terzo giorno in montagna -Robocop 

4 Ago

Ieri poi siamo riusciti a cambiare il letto e mi hanno dato le doghe. Come passare dalle stalle alle stelle, come il famoso cacio sui maccheroni, le doghe e la mia schiena: un’accoppiata perfetta.

Mi alzo comunque con, e con non solo, due dolori pungenti nelle chiappe, come se mi avessero fatto due punture con un martello pneumatico.

SDONG SDONG. Questa doppia sciatica mi fa muovere come Robocop.

SDONG SDONG. Mi sembra di sentire il rumore metallico ad ogni passo.

SDONG SDONG. Per la camminata di ieri mi urlano le punte dei piedi, mi tirano i polpacci, mi bruciano le ciappe, mi sento le anche aperte come se fossi un pollo alla piastra.

SDONG SDONG, per mettermi seduta sulla panca sotto il tendone ristorante ho alzato le gambe – come se fossero ingessate – ad un’altezza che Heather Parisi levati proprio.

Santo Stretching prega per noi.

Santa Arnica prega per noi.

Santo Voltaren gel prega per noi.

Santo Brufen prega per noi.

Imbottita così alle Olimpiadi mi sarei portata a casa almeno due medaglie, gara dello sputacchio compresa.

Oggi tranquillo ma domani si ricomincia a scarpinare e forse anche a  correre se no torno tonda, con quello che mangio, come il Buddha prima della dieta, che non hai mai fatto.

(I simboli e le insegne sui morti della prima guerra mondiale, chiamata qui la “guerra bianca”, fanno rabbrividire ed è giusto che sia così).

Secondo giorno in montagna -il tuffo olimpionico

3 Ago

Dopo una notte relativamente calda, l’anno scorso a quest’ora aveva nevicato in altura e la stalagtite al naso era un must have, e dopo undici ore di sonno, mi alzo per affrontare la giornata col migliore dei sorrisi.

O meglio cerco di alzarmi. Il materasso a molle del mio letto, che nella notte aveva formato una conca sotto il mio peso, catturandomi implacabile e senza via d’uscita come la balena con Pinocchio, non solo mi impedisce i movimenti, ma mi fa realizzare che non solo il mal di schiena, nonostante gli antidolorifici, non mi fosse mai passato ma che mi era pure partito il dolore alla sciatica.

Ma siamo in montagna e in montagna si viene a camminare.

E cosi andiamo a visitare questi tre laghi, sempre con consigli e commenti discordanti dagli altri campeggiatori. Ma perchè ascoltarli quando potremmo fare di testa nostra? (Male, moltoooo male).

I chilometri da percorrere in macchina, prima di incominciare a scarpinare, sarebbero dovuti essere quattro su uno sterrato tra i boschi ma noi, stoici, dopo uno già parcheggiamo. Chi siamo noi per non camminare in questa splendida giornata di sole. (Male, moltooooo  male parte seconda).

E così si sale.

Si sale tra i boschi, salite che non finiscono mai. Alla prima malga scopriamo che forse siamo al trenta per cento della salita. Ci aspetta una salita straripida sotto un sole impacabile sull’asfalto. 

“Mamma vado avanti con loro” mi dice l’ottenne saltellando come un grillo indicandomi l’altra famiglia che ci accompagnava.

Alla seconda malga trovo l’ottenne fradicio e ghiacciato come un reduce dell’ice bucket challenge. Abbeverandosi a una fontanella montana e scivolato dentro con un tuffo degno della migliore medaglia d’oro alle Olimpiadi.

E poi si sale ancora a vedere le tre dighe, l’una sopra l’altra.

E poi si ricomincia a scendere, con le gambe a pezzi, le dita dei piedi che nella discesa vorrebbero uscire fuori dagli scarponi e imitare l’urlo di Munch.

Sperare che la strada in discesa diversa da quella della salita si ricongiunga con quella della salita per riprendere la macchina, ma la sfiga ci vede, e ci vede ben lontano.

16 km, 800 metri di dislivello, noi adulti a pezzi, i ragazzi vispi come se avessero dormito tutto il giorno.

Siparietto del giorno offerto da una famigliola romana lungo il percorso dove la moglie infuriata col marito gli urlava di tutto perchè lui aveva avuto la splendidissima idea di congelare le bottigliette d’acqua che non si erano scongelate durante il percorso e stavano tutti morendo di sete.

Le consolazioni che ci sia sempre qualcuno messo peggio di te nei momenti già tuoi di sfiga sono sempre molto consolanti.

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