Tag Archives: felicità

Quarto giorno al mare

17 Ago

Notizia bomba da prendere con le pinze che non si sa mai.

Pare, e dico pare, sia cambiato il cuoco o la cuoca, se no non mi spiego la cottura perfetta del branzino: né troppo suola di scarpa, né troppo pesce fuor d’acqua ma ancora vivo.

Presa in contropiede, lo confesso, mi è scesa una lacrimuccia dall’emozione.

Certo poi nel buffet il riciclo degli avanzi la fa da padrone.

C’è spalla di prosciutto riciclata in ogni dove, e non vorrei sapere altro.

Se il giorno prima si era mangiato un tipo di pesce, guarda caso, proprio quel pesce viene frullato, ridotto in poltiglia e riproposto come se fosse novelle cousine.

Ma queste sono politiche “aziendali” come tutti noi che ci siamo sparati tutte le serie di “cucine da incubo”, e i cuochi, specie quelli sfigati come i miei qui, mi sa che non hanno neanche diritto di parola.

In spiaggia i due, senza che io proferissi parola ( tipo i cuochi) o dessi alcun minimo suggerimento, si sono messi a fare dei lavori socialmente inutili ( di quelli che non do neanche ai miei subalterni in ufficio) ma che hanno fatto guadagnare a me due ore e mezzo di serenitá (ecchecazzo).

Il grande si è messo a scavare una buca gigantesca da solo senza fare un plissè, il piccolo a pulire tutta la passerella del bagno 10.

Contenti loro… contenta io, almeno per una volta.
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La promessa

19 Ago

Perché delle volte ci sono degli incontri fortuiti che ti migliorano la giornata.

Tu sei lì come @vestitaacipolla su twitter al cazzeggio, in ciabatte, spettinata, e il solito filo di spinacio tra i denti, tanto non ti si fila nessuno e, tale @davidemercati, con followers femminili che gli tirano reggiseni e perizoma sul palco virtuale, ti gira intorno, come uno squalo con la preda, con cerchi sempre più vicini, sempre più vicini e, alla fine, quando si inabissa sperando di essertelo tolto dai piedi definitivamente torna all’improvviso in superficie e ti azzanna una mano, proprio quella che uso per scrivere.

Sotto minaccia mi ha obbligato a scrivere un pezzo per lui, con la sinistra a questo punto, al contrario avrebbe usato le mie dita come grissini.

ecco, speriamo che adesso la belva mantenga la sua promessa.

http://m.greenmind.comunicablog.it/2014/08/il-riciclo-storia-comica-di-un-ordine-da-seguire/

4° giorno in montagna – happy birthday

5 Ago

Perchè la montagna è un pò cosí, tu sei in un negozietto d’ abbigliamento tecnico il giorno del tuo compleanno sbavando su quelle giacche imbottite svedesi che ti piacciono tanto accontentandoti invece poi di una maglietta in sconto, quando entra la famigliola romana detta “dei senza collo” da quanto hanno la gelatinosa mole ma soprattutto dalla loro spiccata arroganza e ignoranza.
Ordinano abbigliamento della ” miglior marca” come dicono loro, cercando di far indossare ad una matrona di quasi cento chili uno scarponcino, con la stessa consapevolezza che aveva Genoveffa con la scarpetta di cristallo, ovvero che non sarebbe mai entrato.
Me li immagino giá, i cicciardi, ad essere trasportati con elisoccorso, perchè rotolati giú da una rupe, rotolati si, ma vuoi mettere con l’ abbigliamento scic fanno la loro porca figura.

Perchè la montagna è un pò cosí, si va a visitare i cimiteri di guerra spiegando ai figli che queste persone hanno combattuto cent’ anni prima anche per la loro libertá e l’ unica cosa che fanno è ridere delle foto delle lapidi e non puoi che trascinarli via, a quel punto, tirandoli da un orecchio mentre gli altri visitatori li guardano indignati.

Perchè la montagna è un pò cosí, specialmente in campeggio.
Una volta dovevi girare per le tende con la carta igienica in mano e tutti avevano giá capito cosa andavi a fare, ora, se Maometto … , la trovi giá li, vuoi mettere, anche se un pò spartana, la comoditá?

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1°giorno in montagna – L’incubo

2 Ago

Perchè la giornata inizia giá nel peggiore dei modi quando tu volevi partire alle 9.30 per la montagna e ti ritrovi a partire alle 12.30, perchè in quel lasso di tempo si è scatenato un tale nubifragio che persino la chiave di casa è terrorizzata a compiere il suo dovere, ovvero quello di girare per aprire la porta.

Perchè dopo aver caricato la tonnellata di bagagli perchè quando si va in campeggio, come dire, Decathlon è con te, e a quattro minuti dalla partenza i due unni che hai partorito incominciano a strillare che si sono giá ingozzati di tutti i viveri disponibili in macchina e quindi ti devi rifermare a comprare qualcos’altro, pur se col cibo ingurgitato avremmo sfamato l’ intero Zimbabwe.

Perchè c’ è gente, normale mica il fu Ayrton Senna, che la stessa strada la percorre in due ore e trenta o massimo tre con pausa caffè, e noi invece per default impieghiamo sempre il doppio del tempo perchè tra il “sento un rumorino nel motore” e ci si ferma, i due si picchiano e ci si ferma, “mi scappa la cacca mamma” e ci si ferma, ” mi scappa la cacca papá” e ci si ferma, alla fine ( sempre per default) si sbaglia uscita e si allunga di quei 20 o 30 km quando siamo fortunati.

Perchè dopo che al grande (7 anni) avevamo preparato due Ipod stracarichi di suoi rapper urlatori preferiti e al piccolo (4 anni) , per non essere da meno, abbiamo riesumato da uno scatolone in cantina un lettore CD ante 1999 con dischi dello Zecchino e storie per bambini, si è scatenato l’ inferno in macchina perchè il grande urlava che il lettore Cd era piú tecnologico dell Ipod e quindi lo voleva lui.

Perchè finalmente stremati arriviamo in campeggio e scopriamo che la zona delle tende monofamiliari super spaziose è stata recintata per troppo fango e che quindi ci appioppano una grande la metá.

Perchè dopo una pasta e fagioli che ti fa dimenticare le brutte cose ti viene la ” brillante” idea di scendere in paese dove, al posto della tranquillitá notturna di un paese di montagna, hanno organizzato una maledettissima baby dance gestita da uomo gelatinoso alla consolle e due incapaci alla danza, e i tuoi figli, anche se non ballano, se la vogliono guardare tutta.

Perchè alle 22 arrivi in tenda, stremata, infreddolita, sapendo giá che ti sveglierai ” in guazzetto” dall’ umiditá di una tenda vicino ad un fiume ma te ne freghi perchè sei in vacanza, e quando sei in vacanza è tutto automaticamente piú bello, anche l’ umiditá.

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Quando eravamo povera gente

11 Lug

Quando eravamo povera gente:

– ho una foto del ’79 che mi ritrae bambina ad un matrimonio con una gonna fatta con un copriletto;
– a scuola non avevo le gommine profumate;
– tornavo a casa con i piedi neri per aver corso tutto il pomeriggio nei prati;
– mi tagliava i capelli la vicina;
– avevo un’unica cartella che dovevo tenere per tutte le elementari;
– c’erano quei divieti in casa ma che lo erano solo per sopravvivenza;
– l’acqua era un bene prezioso;
– c’erano le lavatrici che duravano vent’anni;
– la nostra piscina era il catino di plastica;
– c’era si il prosciutto crudo ma da mangiare rigorosamente col pane;
– c’erano le grandi mani di mio padre, lì come minaccia;
– la porta di casa era sempre aperta per tutti.

Quando eravamo povera gente.

Il cielo sopra Berlino

1 Mag

Perchè Berlino non è una cittá scontata, proprio per niente.

Perchè uno parte pensando di trovare “chissá che cosa”  (anche se poi non è proprio vero) e invece quel “chissá che cosa” lo devi elevare al cubo in un’esplosione di luci solari inattese, murales realizzati su pendenze olimpioniche, turbolenze meteorologiche alternate a caldo sahariano, profumo di wusterl e cous cous.

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Perchè uno si aspetta che si va beh la birra “la fa da padrone”,  ma, dai peró, non partendo dalla mattina presto giá sulla metro.  Sono in tanti, non tutti ma tanti, per continuare il pomeriggio e perchè no la sera, per poi incrociare la mattina dopo, nell’ ascensore dell’albergo,  giovani carichi di ” vuoti a perdere” tra le braccia da depositare nel cassonetto e poi via che si ricomincia.

Perchè uno si aspetta che si va beh il cetriolo ” lo fa da padrone” ma non alle otto del mattina per colazione, e non alle dodici con l’ insalata e neanche alle venti nell” hummus del ristorante israeliano. Per non parlare dei tupperwares che esibiscono al parco all’ ora della merenda, cetriolo a fette ça va sans dire. Ma il cetriolo non serviva solo per farsi gli impacchi agli occhi??

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Perchè si,  per caritá, ti aspetti l’ autoctono ruspante e un pó selvatico visto che quando lo incontri in campeggio in Italia è abituato a lavare i piatti a mano e  asciugarli senza passare dal risciacquo, ma qui quelli che incontri ai giardinetti coi figli sembra che vivano allo stato brado. 
Poppanti che ruminano sabbia del parchetto e sgranocchiano pezzetti di rami  come se stessero facendo un happy hour, sotto gli sguardi incuranti dei genitori. Bambini che non corrono solo a piedi nudi nel parco ma alcuni addirittura senza mutande, cosí con la patonza al vento.
Facce luride da gioco, vestiti a cipolla con colori improbabili, biondini arrampicati che neanche i pompieri, scivoli altissimi con svariati pertugi dai quali si poteva cadere giú, scivolare fuori, non ti sporgere con la testa, attento al piede, non spingere tuo fratello, se lo fai ancora una volta andiamo via.
Indovinate chi era l’ unica mamma a impersonare magnificamente, da Oscar direi, la classica mamma italiana mentre le altre se ne fottevano bellamente?

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Perchè ci sono degli spazi enormi, delle viste a 360 gradi che ti lasciano senza fiato, e continui a guardare, riguardare, ti sfreghi gli occhi per vedere se funzionano bene e poi riguardi e poi ti dai un pizzicotto perchè ancora non ci credi.

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Perché poi quando vai in giro comunque ti viene un pó di tensione, se non paura, perchè questi son flippati, mille mondi diversi tutti insieme a te sulla linea della metro U2 che forse hai anche sbagliato direzione. Quello strano, quello con mille piercing, quello ubriaco, quella con la testa viola e i cani, quello vestito bene ma che sembra piú fuori di tutti gli altri.

Perchè si va beh la Birkenstock col calzino l’ ho vista, ma è piú importante sottolineare che questi al primo raggio di sole, che poi magari tira un vento siberiano. mettono il pareo e le infradito, perchè bisogna approfittare.

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Perchè la storia, la cultura, l’ arte mica la millantano o vivono solo della vecchia gloria, questi avanzano come Caterpillar e ristrutturano dove c’è da ristrutturare, e il calendario degli eventi è stracolmo di ogni.

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Perchè nei musei ti commuovi perchè i guardiani si interessano alla tua cultura e i bagni sono fin troppi, ben segnalati e abbondantemente puliti, datemi un fazzoletto va che mi ricommuovo di nuovo.

Perchè si va beh mi hanno detto la solita frase che è una cittá a misura d’ uomo, specie di bambino. E invece è cosí, qui in ogni angoli ci sono parchi, piccoli wc nei bagni pubblici, gratis nei musei dove per gioco fanno fare loro quello per cui a me a casa non riesce mai: l’ accoppiamento delle calze.

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Perchè qui i ciclisti sulle piste a loro dedicate ti investono con non-chalance se provi a passarci sopra con un piede.

Perchè mentre scrivo ho sotto le finestre il corteo del primo maggio che sfila e fa un rumore della Madonna.

Berlino, nonostante tutto, mai stata cosí bene.

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25 aprile, sole a catinelle.

25 Apr

Quelle che considerano il primo caldo primaverile anomalo, solo perchè si paventa “appena” un mese dopo la fine dell’ inverno e quindi, nonostante l’ afa, vanno in giro col colbacco di ermellino che non si sa mai.

Quelle che tira un filo d’aria
e, nonostante l’arsura, a loro non importa se si tratti di corrente calda o fredda comunque mettono il giubbetto imbottito all’ infante e lui suda, arranca, inciampa, piange e suda.

Quelle che il sole incandescente secca la terra e la trasforma nel deserto del Gobi, ma mettiamo il plaid al sole per il picnic che all’ ombra c’è troppa escursione termica.

Quelle che poi tornano a casa col marito con la “piazza” in testa ustionata, il bambino con disidratazione corporea, la nonna con un infezione intestinale dovuta alla troppa permanenza del cibo al caldo e il nonno con un colpo di sole per essersi addormentato sotto i raggi cocenti, dimenticato dai parenti.

Lui che è l’unico che ha fatto la guerra e quindi era quello che avrebbe dovuto festeggiare di piú di tutti.

“Signora, come lo vuole il nonno partigiano, alla brace?”.

” me lo faccia ben cotto grazie, ma per piacere mi bruci lei la piuma su cappello, come si fa con galline sul gas, che a me fa un po’ impressione”.

W il 25 aprile, nonostante tutto.

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