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Nessuno è perfetto – la gara di judo

26 Mar

Nessuno è perfetto, questo si sa,  e da quando siamo diventati genitori lo siamo ancora meno.

Sembra ieri che eravamo lì a chiederci se l’ospedale fosse veramente un ente preposto al far nascere i figli, ma specialmente, ad affidarceli visto che  non ci avevano neanche fatto un colloquio d’idoneità.

Quel senso di smarrimento e vuoto totale che io e mio marito ci siamo scambiati dopo aver caricato “l’ospite” in macchina, fuori dal reparto neonatologia, mi rimarrà impresso come un marchio per sempre.

E poi l’avventura è incominciata e da lì col cazzo che si torna indietro.

Ma l’avventura, se non si vuol finire nella scarpata, non è, o almeno non è solo, cacca, pipì, pappa, rutto e pannolini.

Il tizio in questione cresce, e, a parte le nostre espressioni da perfetti idioti per farlo ridere, l’aeroplanino per farlo mangiare, e le tecniche per farlo dormire, qualcos’altro bisogna pur darglielo.

I figli sono le famose spugne che assorbono il meglio, ma specialmente il peggio da noi.

E se noi mostriamo il peggio,perchè non abbiamo minimamente tempo, e voglia, o proprio non ce ne frega un cazzo,  se ci “va bene” sti poveri cristi diventano come noi, e se non ci va bene ci danno una coltellata a diciottanni per un’eredità che comunque non avranno perché saremo una generazione povera.

Oggi, gara di judo.

Mille e mille genitori.

Io seduta di fianco a sto tizio che non smette un attimo di stare attaccato al cellulare. Due persone anziane sedute sopra di lui ogni tanto urlano qualcosa.

Boh.

Dopo circa due ore, arriva un bimbetto biondo, tenero lui.

Visino stanco ma con gli occhi lucidi dall’emozione “papá, papá, sono arrivato secondo”.

Il tizio, papá in questo caso ma al quale non gli avrei affidato neanche le mie piante di plastica da curarmi per le vacanze, alza lo sguardo dal cellulare infastidito e

“Non ti fare più vedere, non vale nulla non vale”, e ritorna con lo sguardo allo schermo del cellulare.

Il figlio scoppia a piangere, di un pianto che mi stringe il cuore.

Si butta tra le braccia dei nonni, ma sono i genitori del padre. Non lo consolano, gli offrono solo una caramella.

Nessuno è perfetto, ripeto, specialmente noi genitori.

Il vedere  però qualcuno messo peggio di me non mi consola affatto,  specie quando in mezzo c’è un piccolo cuore spezzato.

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