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Ottavo giorno al mare – il ritorno

25 Ago

Per non farci smentire mai, il tragitto che avremmo dovuto coprire in quattro ore, massimo quattro ore e mezzo, è durato dieci ore. Complice la sosta a Pisa, come sorpresa ai ragazzi, la foto di rito a tenerla in tutte le posizioni, il guardare tutti gli altri che si mettevano nella stessa posa e il tempo dedicato alle bancarelle a scegliere il gadget inclinato più “made in China” possibile.

Galeotta fu la pendenza con la mia labirintite. Mi è bastata guardare una tazza messa di sbieco della famosa e maledetta torre che mi ha incominciato subito a girare la testa, come dire ero proprio nel posto giusto al momento giusto. Quindi ho incominciato a camminare a testa bassa fino alla macchina per non guardare ancora in giro, col rischio di inciampare su un chioschetto di torri, torrine e torrette e tirarlo giù causa giramenti vari.

Io e il monumento, incompatibili proprio.

E poi un gran traffico, e poi una gran pioggia e poi il veg hot dog all’Ikea se no ai due, col frigo vuoto a casa, che cosa gli raccontavo?

E via di lavatrici, come se non ci fosse un domani.

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Settimo giorno al mare – le valigie

24 Ago

Proprio perché l’anno scorso a Ischia mi son riportato a casa un trolley e mezzo, su due, intonso nel quale avevo infilato dentro anche un pile che “non si sa mai”, forse pensando che avrebbe nevicato, quest’anno per il mare in Toscana ho messo in valigia molte meno cose.

Ma, com’era comunque prevedibile, compresi i cinque abiti da sera ancora perfettamente appesi nell’armadio, tranne l’ocra che ho usato per andare a cenare in rosticceria , almeno ammortizzavo un po’ il costo del trasporto, ho riportato indietro il sessanta per cento dei vestiti ancora puliti, perché alla fine eravamo sempre in costume. Mi sono ritrovata anche un mio paio di pantaloni da arrampicata, probabilmente pensando che nel tempo libero avrei scavato l’Everest, perché fare una cosa normale non rientra nel mio modus operandi.

Comunque, ancora stamattina ho corso, mi sono sfondata di cinque e cinque a pranzo, ho bevuto frappè con la panna montata col piccolo facendo a gara di chi avesse i baffi più bianchi, sono riuscita a litigare col marito forse meno della media, ma sto aspettando i risultati dell’indagine Doxa, ho odiato gli animatori che ti facevano più agguati dei testimoni di Geova, non ho avuto forse la libertà che speravo perché quando si fanno le vacanze con un’altra famiglia e si mettono le mani avanti dicendo che poi ogni famiglia fa quello che vuole poi son tutte cazzate perché ci si aspetta e ci si infastidisce, nostro malgrado, in continuazione e, dulcis in fund, il grande ha preso un colpo di sole che l’ha atterrito ma non abbastanza per perdersi la baby dance con una pezzuola fredda sulla fronte.

Insomma, come al solito, siamo sopravvissuti.

(Domani il viaggio di rientro, non fatemici pensare).

Quarto giorno al mare – la pioggia

21 Ago

Ora vado all’ente del turismo toscano e mi lamento del temporale pomeridiano che alle tre, tutti i giorni cascasse il mondo, si abbatte sulle nostre teste.

Nuvoloni, tuoni in lontananza, scrosciata d’acqua e via, ci vediamo domani, non mancare, stessa spiaggia, stesso mare.

Un attimo prima eri in spiaggia con occhiali da sole e crema cinquanta sulle spalle e un attimo dopo si avvicina il consorte, detto oramai il Bernacca 2.0 causa applicazione satellitare delle precipitazioni, ti mostra una mappa con vari colori, tu fai finta di dargli retta mentre rimetti tutte le cose in borsa di fretta e furia , richiami i due che intanto si stavano azzuffando e incominci a correre verso il campeggio alla velocità di Usain Bolt, carico però come uno sherpa nepalese.

E una volta arrivata “sana e salva” nel bungalow, cosa fai per ingannare il tempo? Cucini.

Che ansia. (Vedi giorno 2)

(P.s. sia lodata, sempre sia lodata la terribile animazione serale che nonostante i catastrofici spettacoli e patetici siparietti tiene i due in ostaggio per due ore regalando a noi quell’attimo di serenità giornaliera che ammortizza il costo della vacanza).

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