Tag Archives: tristezza

Festa della mamma – Prima parte

10 Mag

Mi hanno chiesto di leggere “discorso sulle donne” di Natalia Ginzburg e di tirarne fuori qualcosa.

L’ho letto solo una volta, non volevo farmi influenzare e probabilmente non mi ricordo più nulla se non due cose: il pozzo e che aveva ragione.

Il pozzo è quel buco nero che, anche quando noi donne siamo al culmine della gioia, quando indossiamo il nostro miglior sorriso, quando piangiamo dalla felicità,  un pò ci vorremmo andare. Un pò ci vorremmo far coccolare da freddo, buio e umidità, perchè siamo così, la troppa euforia ci dà malinconia.

Io quel pozzo lo guardo molto spesso, e lui guarda me.

Ogni tanto fa finta di non guardarmi, tipo oggi.

Ogni  tanto invece io lo spio, tipo ieri, affascinata ma al tempo stesso impaurita.

Alcune volte non solo mi ci tuffo dentro di mia volontà ma addirittura chiudo le braccia, le gambe, le tengo strette strette, appiccicate al corpo per andare più veloce, sempre più veloce, come un missile, anzi come una bomba che a peso morto cade e dove arriva arriva.

Poi mi accorgo che invece ci volevo solo pucciare dentro un piede, come al mare, per sentire se si era un pò riscaldato col mio cuore, e allora faccio di tutto per cercare di risalire, o almeno di non continuare a cascare.

Allargo le braccia per frenare ma le mani sui bordi continuano a scivolare impietose.

Punto i piedi ma quel fottutissimo tunnel è viscido e melmoso.

Ti prego, non voglio essere come Judy Garland in “tutti insieme appassionatamente”, dico al pozzo, voglio solo avere un pò meno astio dentro, solo un pò meno, abbozzare un sorriso alla mia famiglia, almeno ogni tanto, vorrei avere gli occhi umidi dall’emozione e non dal pianto.  

Chiedo troppo signor Pozzo? No, non mi pare, vorrei solo un briciolo di serenità in più.

Allora piano piano incomincio a non scivolare più, rimango sospesa per un attimo, giusto il tempo che il pozzo così maledettamente e perfettamente liscio si trasformi in una lunghissima scala di ferro a parete.

C’era da aspettarselo che me l’avrebbe fatta pagare, che non sarei riuscita a risalire alla stessa velocità che son scesa, il pozzo é uno che non fa mai favori, a me poi che non lo frequento neanche così assiduamente non me ne ha mai fatti.

La risalita al buio é estenuante, infinita.

Mi maledico mille volte per essermi lanciata giù in quel modo ma è anche vero che se non lo avessi fatto non mi sarei neanche resa conto che alla fine non ci volevo neanche andare.

Ho freddo e, lo so, avrò freddo anche in superfice, ma su si sta meglio, decisamente, nonostante tutto.

Siamo alte, bionde, basse, brune, rosse, magre, nere, bianche, gialle, stronze, grasse, disperate, acide, gentili, metaforiche, petulanti, instancabili, massicce, delicate, povere, fragili, ricche, tragiche ma al tempo stesso comiche, snervanti, urlatrici seriali, sognatrici ma siamo e saremo sempre tutte uguali.

Teneteci la mano e fateci sorridere, ancora una volta, ne abbiamo proprio bisogno.

Annunci

La mezza giornata libera.

5 Gen

Mezza giornata libera dai figli, da tutti, dopo un tour de force vacanziero forzato con loro che mi hanno esaurita.

Esaurita probabilmente lo ero giá, non solo per “colpa” loro, poveri cristi, sono bambini,ma tutto mi fagocita, casa, figli, lavoro, non riesco piú tanto ad essere sempre serena.

E così nella mia unica giornata di tregua prendo un treno, scendo un’ora dopo e tra negozi luminosi che ti richiamano ai saldi, come le sirene con Ulisse, io mi rifugio in una chiesa,  piango e penso a mio papá.

Non ho bisogno di chiedergli un segno, il segno, il suo, inconfondibile tra milioni, è questo filippino addetto alla pulizia della chiesa imperterrito a rompermi i coglioni col suo spolverino cattura polvere mentre sto cercando di pregare.

Mio padre era cosí,  tarantolato e disturbatore come lo sono io, troppo pratico e poco riflessivo, molto d’istinto e poco programmatore.

Nonostante la giacca inzuppata di lacrime e moccolo, asciugandomi il naso solo con scontrini fiscali,  ringraziando che qualcuno ne emette ancora, non avendo fazzoletti a disposizione, mi avvio verso l’ uscita sapendo che lui è con me.
Certo, vorrei darmi una scrollata al naso nell’ acqua santiera, ma forse il filippino non apprezzerebbe.

Mai contenta

27 Ott

Sottotitolo : perché anche quando ottieni quello che vuoi hai sempre da dire.

In prima elementare il primogenito ha “collezionato” una quindicina di note per il comportamento. “È piccolo” abbiamo pensato io e il consorte “dopo 6 anni di libertà tra il nido e la materna, obbligarlo a star seduto cinque ore di fila in un banco, lui che era una scimmia… ci sta” anche se comunque abbiamo cercato di metterlo sulla ” retta via”.

In seconda, sempre il primogenito, ne ha prese solo sette. ” Vai vai che sta capendo” ci siamo detti io e il consorte che alla fine dell’anno scolastico abbiamo brindato con una spuma nera del 2004.

Quest’anno siamo in terza, al primo mese e mezzo circa, e pare che il ragazzo abbia messo la testa a posto. Lo vedo molto più concentrato, interessato, serio, ma forse anche omologato, standardizzato.

E non mi va bene, non mi va bene che si sia adeguato ai canoni richiesti, che abbia in parte perso la sua freschezza, il suo ciondolarsi sulla sedia finché non si rovescia all’indietro, il suo scrivere da mancino al banco mentre con l’altro braccio fa distrattamente volare tutte le matite per terra, le orecchie oramai inesistenti sui libri.

Ha quasi otto anni e, a questa età, al massimo avrei voluto ancora una via di mezzo, sob.

il punto

27 Set

Ci sono delle volte che con i figli perdo il punto.
Si, si il punto, non la pazienza, quella la perdo tutti i giorni e di quella sono un’abituée.

Il punto, é il punto di vista come madre.

Troppe volte, specie il grande, lo guardo come studente, come judoka, come “non picchiare tuo fratello”, come ” dai muoviti, presto che é tardi, hai finito?, mi raccomando”, ma il nostro rapporto dov’è andato a finire veramente?

Sono così travolta e stravolta da stimoli interni ed esterni alla famiglia che delle volte mi viene molto più facile parlare, o come direbbe il consorte “comandare”, che ascoltare.

Ascoltare i bisogni, le necessitá, gli occhi a forma di cuoricini dei miei figli, guardare i disegni, fare le facce, perché c’é questo stramaledetto tempo che corre e io, al contrario di “qualcun’altro”, non sono ancora una e trina.

Il “multitasking” , diciamocelo, é una vera e propria presa per il culo; noi vogliamo raggiungere livelli di perfezione propri solo ad un orologio svizzero, tutto pulito e luccicante, lavoro consegnato puntuale come un pacco di Amazon, figli perfetti come il Piccolo Lord Fonteleroy e invece ci ritroviamo puntualmente con in mano un pugno di mosche.

Il fatto é che io, come forse tante, vorrei arrendermi all’evidenza senza per questo voler dire aver fallito.

Ho voglia di cambiare, di non distillare più i sentimenti e di riguardare i miei figli come quando erano appena nati che ci si parlava solo tramite lo sguardo, per dir loro le cose che in tutto questo tempo mi sono dimenticata loro di dire.

IMG_0837.JPG

Quando eravamo povera gente

11 Lug

Quando eravamo povera gente:

– ho una foto del ’79 che mi ritrae bambina ad un matrimonio con una gonna fatta con un copriletto;
– a scuola non avevo le gommine profumate;
– tornavo a casa con i piedi neri per aver corso tutto il pomeriggio nei prati;
– mi tagliava i capelli la vicina;
– avevo un’unica cartella che dovevo tenere per tutte le elementari;
– c’erano quei divieti in casa ma che lo erano solo per sopravvivenza;
– l’acqua era un bene prezioso;
– c’erano le lavatrici che duravano vent’anni;
– la nostra piscina era il catino di plastica;
– c’era si il prosciutto crudo ma da mangiare rigorosamente col pane;
– c’erano le grandi mani di mio padre, lì come minaccia;
– la porta di casa era sempre aperta per tutti.

Quando eravamo povera gente.

Un’estate al mare e e

15 Ago

Saremmo dovuti partire domenica per il mare, e invece partiamo sabato uffa!

È perché sei arrabbiata, cavolo rimani un giorno di più e ti lamenti pure, pensa alla povera gente che le ferie se le fa solo nei sogni, si, lo ammetto, siete stati sfortunati in montagna però ora, dai..

Dai che cosa?

Dai che vi fate otto giorni e non sette a mostrar le chiappe chiare

Ma che fai, sfotti pure? Ma lo sai perché ci “concediamo” mettiamola così, un giorno di più?

Perché voi che ve lo potete permettere…

Ma noi chi, quest’ anno saremmo dovuti andare a Lourdes a bagnare i piedi saremmo dovuti, proprio stamane ci si é di nuovo bloccata la macchina, ora abbiamo trovato un pulman probabilmente fantozziano che dal nostro paesiello dopo sei ore ci catapulterà al mare, ma il suddetto mezzo di trasporto oltre che costarci il doppio del trasporto in auto ci costringe a partire un giorno prima facendomi aumentare anche il costo del soggiorno..

Certo poteva andarci peggio, però cacchio sarebbe anche potuto andarci meglio!!

20130815-213221.jpg

Se almeno mi avesse fermata Montalbano, avrebbe apprezzato.

1 Lug

E così oggi esco dalla rosticceria con la bocca piena di arancini al ragù e piselli, sembro Don Ciak Castoro.
Ho lo bocca talmente piena di cibo che faccio veramente fatica a masticarlo.

Mi si avvicina uno sui quaranta, in giacchetta azzurra, occhietto azzurro, jeans, e mi chiede dove ci siamo già visti.

Io cerco di masticare il più velocemente possibile per rispondergli, ci metto circa quattro minuti, probabilmente faccio talmente delle facce assurde mentre cerco di deglutire per mandare giù i tre arancini che lui ad un certo punto sbarra gli occhi e sbianca. (*)

Poi si riprende e mi ripete la domanda.

“Forse al cinema”, faccio io sfoderando un italiano con accento francese da far invidia a Sophie Marceau, “lei , se lavora nel mio stesso campo, seguirá sicuramente il cinemà sperimentale francese”.

“Sa” mi fa lui, “io lavoro nel mondo del cinema e se mi avesse risposto altro le avrei proposto di diventare la mia musa, con chi ho lavorato?”

” Con Francois Galluscí” ( che in slang zenese vuol dire cacca), nome completamento inventato
” Con Marianne Abdul Saliscendì” anche qui sparo nome a caso e lui fa finta di conoscerla.
” e poi” concludo io ” con il regista che ha vinto il Dirigibile marrone d’oro al Festival del Cinema dell’Uzbekistan Salam senz polifsfat ( detto talmente veloce che lui continua ad annuire facendo finta di conoscere).

Visto che millanta gli faccio qualche domanda su film e attori inventati li per li e poi lo umilio affermando che é un ignorante in quel campo, dopodiché me ne vado soddisfatta.

(*) in verità, in verità vi dico che fino all’asterisco la storia è vera , il resto è frutto della mia immaginazione. Mentre io cerco di rispondergli sputacchiando, mio malgrado, pezzi di arancini davanti a lui, lui mi guarda, poi mi guarda le macchie di ragù sulle braccia, poi mi riguarda e mi dice semplicemente che si era sbagliato… non è che posso sempre essere gnocca a sto mondo!!

20130701-205149.jpg

20130701-205156.jpg

Franz is running

Above all, try something.

Gianni Delle Gemme photoblog

- I do what I feel, that's all - [André Kertész]

Il Prof Bicromatico

Pensieri sfusi di una mente confusa

PornoRidicolo NSFW

Il blog di Agata Grop, romanzo di formazione di una principessa sul pisello

nazzablog

Non prendete la vita troppo sul serio comunque vada non ne uscirete vivi

Dragonflai

L'idea della perfezione toglie il piacere della comunicazione

francesco iacovetti blog

VIVIAMO IL MONDO DI SUZIE WONG O SIAMO SCHIAVI DELLA BORSA DI HONG KONG?

LaChimicaDelleLettere

Reazioni a catenella

katniss2016

C'è un solo tipo di successo: quello di fare della propria vita ciò che si desidera. (Henry David Thoreau)

Il Suono Visibile

perché, ogni tanto, è bello ricordarti chi sei...

Aleteia.org - Italiano

Una rete cattolica mondiale per condividere risorse sulla fede con quanti cercano la verità

CATHERINE RYAN HOWARD

EDGAR NOMINATED CRIME WRITER

the literate lens

photography, writing and the spaces between

Punch Drunk Village

A blog for the rest of us

GLITTERING SCRIVENER

MARIA DAHVANA HEADLEY - WRITER

mammachestorie

Ciao, mi chiamo Filippo, ho 6 mesi e faccio il blogger