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Decimo giorno di vacanza al mare – il giorno prima della partenza

25 Ago

E così di solito la vacanza finisce quando si sgonfiano i materassini, che forse fai prima a gonfiarli a bocca che a sgonfiarli. Schiaccia di qua, apri la valvola, schiaccia di là, “tieni la valvola aperta, non vedi che non si sgonfia?”. Ti rimane alla fine un po’ di malinconia e un sacco di plastica morto in mano, che non vuole sgonfiarsi del tutto, pieno di sabbia, anche se lo hai già sciacquata venti volte. Sabbia che comunque ti porteresti lo stesso a casa con gli abiti nel sacco delle cose da lavare, nelle scarpe, nei capelli nonostante i lavaggi ma specie tra le chiappe. Lì, nostro malgrado, è come se avessimo risucchiato dal culo un’intera sabbiera per bambini, palette e secchielli esclusi, che poi funziona a lento rilascio, come una clessidra che dura un’eternità.

Ci siamo trovati bene, nonostante la nostra quarta volta, di cui l’ultima undici anni fa? Mah. È brutto da dire ma i francesi li ho sopportati poco quest’anno.

Non ho sopportato le loro false certezze, la loro lentezza nel servire perché hanno i loro tempi e i loro rituali.

Non ho sopportato il loro pensare di essere in grado di farti un cappuccino, specie se a quasi quattro euro, porca troia. (E che del prezzo me ne sono accorta dopo).

Non ho sopportato le fighe di legno che ti accompagnano al tavolo ma poi non sanno gestirti.

Non ho sopportato che quando gli parli in francese loro ti rispondano in italiano e viceversa.

Non ho sopportato che quando corro io li saluti tutti e loro neanche un peto di contraccambio.

Non ho sopportato che io debba litigare con un ristoratore perché ai miei figli scappa urgentemente, i bagni pubblici sono chiusi, chiedo cortesemente di fargli usare il loro, e lui mi risponde che se i bagni pubblici sono chiusi non è certo un suo problema. (Solo perché non cenavamo da lui, pezzo di merda).

Non ho sopportato la varietà di infima qualità del cibo dei supermercati. Tutto nel banco frigo, già preparato, cibi con abbinamenti improponibili, tutto con olio di colza, panna, emmental presso fuso sopra e via andare, anzi via ingrassare.

Non ho sopportato l’aggiunta di “à l’italien” sulle lavagnette fuori dai ristoranti associato a cibi che a noi non verrebbero neanche serviti ai cani.

Non ho sopportato che non siamo riusciti una gestire neanche una giornata intera una serenamente. Questo è quello che mi è dispiaciuto di più. (Avrei ingoiato un vasetto intero di olio colza per averla, anche solo per una volta)

Per intenderci, noi non siamo i tipici italiani che viaggiano all’estero con la caffettiera, perché solo noi siamo capaci, ma deve pur esserci una via di mezzo tra il Sassicaia e il Tavernello.

Che cosa ho amato:

I miei figli e il marito quando si stava bene, ma anche quando si stava male, diciamocelo.

Il correre all’alba sulla spiaggia, senza musica nelle orecchie.

Gli scherzi che ci facevano i figli e le mille cose che amavano raccontarci.

Gli aperitivi comprati al supermarket da gustarci davanti al tramonto.

La baguette appena sfornata con burro e marmellata per colazione.

Domani si trasferisce tutto il contenuto del bungalow nella macchina alla sanfasò perché alle 9.30 verranno a ispezionare i locali. Me li immagino già con i guanti bianchi a passare sopra gli armadi, chissà se si accorgeranno che, solo per loro, avrò lavato la cucina con lo stesso straccetto del bagno.

Alle 21 si ripartirà poi da Bastia. Ma questa volta senza prendere in giro i passeggeri che si fanno il picnic sul ponte della nave portandosi le cose da casa. Piuttosto che pagare ancora un occhio per la merda che servono arriveremo piuttosto come Totò e Peppino, con i salami appesi al collo e la gallina in gabbia, pronti alla salita a Milano.

È inutile continuare a raccontare.

Siamo una famiglia gambero. Ogni passo avanti ne facciamo due indietro. Non è sempre facile vivere così, ma piano piano, probabilmente abbiamo tempi diversi dagli altri, impareremo anche noi a essere un po’ più sereni e avere come uniche rughe d’espressione quelle del sorriso.

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Nono giorno di vacanza al mare – “e la Madonna”

24 Ago

Non ho capito perché l’Italia non abbia ancora ritirato il nostro Ambasciatore in Francia visto la presenza di olio di colza servito in ogni piatto, olio che da noi non viene neanche più usato come combustile per non rovinare i motori.

Sorvolerò invece sul fatto che dopo aver ordinato due croque monsieur stasera per i ragazzi, e nell’attesa del succulento piatto aver loro raccontato della sua bontà e di come, anche se in anni diversi, io e il consorte ce lo sgranocchiavamo lungo la Senna, siano invece arrivati due insipidi panini presso fusi di cotto e cheddar. Non mi sono lamentata perché non avevo più voglia di arrabbiarmi, perchè avevamo passato un bel pomeriggio insieme, e perché avevo già urlato un bel ” siete due teste di cazzo” a due francesi in piscina, quindi ero già a posto così.

Come avevamo iniziato con l’aperitivo sulla spiaggia comprato tra gli scaffali del super U, così finiamo la vacanza sempre sulla spiaggia scambiandoci patatine dalle marche improbabili accompagnate da salse che lo sono ancora di più, fa tutto orribilmente schifo ma non importa.

Il 25 si riparte ma forse si prevedono ancora temporali dopo quelle devastante di questa notte e il nostro rituale non volevamo certo saltarlo per colpa di due nuvole nere.

Mi viente in mente che come quando ero incinta vedevo tutte donne incinte, ora che il nome della Madonna è stata molto gettonata e poi inflazionata, non la si può che veder apparire dappertutto. Forse che voglia inviarci un segnale? Che ora ve la faccio vedere io, altro che Madonna e Madonna

Ottavo giorno di vacanza al mare – “che confusione, sarà perché ti amo”

23 Ago

Ogni tanto il consorte mi ricorda, nel caso me lo fossi dimenticata, che a me e mia sorella, dette anche le acrobatiche babbuine, ci hanno cacciate da piccole da tutti gli alberghi di villeggiatura dal casino che facevamo. O almeno questo è quello che ci ha sempre raccontato mia mamma. “Quindi sono figli tuoi” e me lo dice con l’indice puntato, come se fosse una minaccia, un avvertimento o forse si è solo, suo malgrado, rassegnato all’evidenza che non ho partorito due piccoli Lord Fonteleroy.

Tempo incerto, così dice il meteo, dalle undici in poi dovrebbe piovere, cosa che invece si rivelerà una bufala grande quasi quanto l’ex governo. Perché non solo non ha piovuto ma ha fatto un tale solleone che anche le lucertole giravano col ventaglio. Quindi verso le undici abbiamo deciso di andare a fare una gita in macchina, non troppo lontano e non troppo in salita. Abbiamo la macchina viva per miracolo, come “l’uomo da sei milioni di dollari”, solo che a lui alla fine l’hanno aggiustato invece per la nostra macchina tutti i giorni ci affidiamo alla Madonna immaccolata del Santo Rosario, sperando non ci lasci a piedi. Ma pare che la Madonna in questi ultimi giorni sia impegnata a smadonnare contro qualcuno, quindi abbiamo incrociato le dita e via.

Senza entrare nei particolari, perché i figli sporchi si lavano in casa, dico solo che dopo un’ora eravamo già in campeggio per la disperazione. Che nel pomeriggio in cui noi genitori volevamo fare un sonnellino stanchi da tante giornate movimentate non siamo riusciti per i due, ma i figli sporchi si lavano in casa. Per finire coerentemente, dopo una giornata talmente lunga che pensavamo avessero fermato il tempo, in campeggio hanno iniziato la serata danzante suonando i Ricchi e Poveri.

(P.s. ancora non mi capacito della merda che vendono al supermercato)

Settimo giorno al mare – cosa non si fa per giocare al Mini Golf

22 Ago

Per dire, piuttosto che non andare al Mini Golf, i due, da due giorni, stanno anche facendo finta di volersi bene. Fanno finta di non odiarsi, di non picchiarsi, di non umiliarsi, di non offendersi. Fanno finta di non darsi pizzicotti, di incolpare l’altro per qualsiasi peto emesso e fanno persino finta di saper giocare bene insieme.

Il loro mantra, ripetuto infinite volte a noi spossati genitori, durante le due giornate, è stato : “ci stiamo comportando bene? Ci siamo comportando bene? Ci stiamo comportandi beneeee?” E a nulla valgono i nostri discorsi in cui cerchiamo di spiegargli che dovrebbe sempre essere sempre così. Senza fingere, senza quegli sguardi da Giuda Iscariota, quelle finte lacrime di coccodrillo, ma specialmente, senza vere un premio per farlo. A nulla. Ma loro se ne fottono allegramente dei nostri consigli del Dr Spock e vanno avanti, abbracciandosi fintamente, verso la loro strada ovvero il minigolf.

Che poi abbia vinto io contro il consorte che pretendeva di essere il Tiger Woods dei caucasici, il grande che pensava di vincere tirando solo bordate e il piccolo che ce l’ha messa tutta ma nulla, ai tre va poco giù, come la maledetta medicina in pillola che neanche bevendo un litro d’acqua scende.

Lo scopo, il minigolf appunto, è stato raggiunto e domani a noi genitori cosa succederà?

Ho già paura.

Sesto giorno di vacanza al mare- di quelle date che non si scordano facilmente

21 Ago

Bella data il 20 agosto 2019.

Speriamo ora di passare dalla soap opera “la pietà l’è morta” a “Tutti insieme appassionatamente”. Vedremo.

Stamattina sono riuscita a correre solo alle dieci, con ventisette gradi ma non mi importava, quella salita doveva essere mia.

E man mano che salivo, sudavo, bevevo e imprecavo piano piano mi sono accorta che mancavano poche ore alle tre del pomeriggio. E in me è cresciuto lo schifo da un parte ma anche la liberazione dall’altra che, per uniformarmi al comportamento di quello che poi sarebbe stato preso a schiaffoni nel pomeriggio, questa liberazione sarebbe potuta tranquillamente essere paragonata a un rutto, e che rutto. Dopo 14 mesi di peperonata sullo stomaco.

Ma man mano che salivo, sempre sudando, bevendo e imprecando, mi è venuta una nostalgia terribile. Un magone. Per tutti quelli che hanno sofferto in questi mesi. Per l’immobilità o meglio, per il ritorno ai coprifuochi, alle minacce, alla sporcizia del linguaggio, alle bassezze, all’infantilismo. E intanto persone hanno pianto, urlato disperati. Sono stati messi in esilio. Molti sono morti. Altri hanno perso il lavoro, altri ancora illusi. Altri sono stati lapidati verbalmente o fisicamente in pubblica piazza visto che la maleducazione, l’ignoranza e il pressapochismo erano stato sdoganati. Il razzismo non lo cito neanche, non voglio sporcarmi le dita sulla tastiera.

Al terzo chilometro mi sono fermata davanti alla croce a fotografarla e a provare un attimo a pensare sul suo vero significato, io che non pratico. Alla targa che volente o nolente era un chiaro messaggio della giornata. Alla signora disabile che dà l’idea di e rassegnazione e della casa trascurata.

Poi che ci siano anche i prodotti locali che lanciano messaggi chiari e decisi sull’esito della giornata è una cosa fantastica!!

P.s. Ho provato a spiegare ai figli cosa stesse succedendo in Italia ma a loro interessava solo il minigolf serale che”ça va sans dire” (come dicono qui) hanno saltato per comportamento in famiglia anti sportivo.

Quinto giorno di vacanza al mare – il diario delle vacanze

20 Ago

No perché sarebbe troppo facile essere una famiglia normale, e non dico quella “famiglia del Mulino Bianco”, ma normale, dove più o meno ci si sopporta sempre e ogni tanto si sclera, ripeto, sarebbe troppo facile.

Noi che vogliamo distinguerci dalla massa dei campeggiatori, perché a noi i pecoroni non sono mai piaciuti, urliamo a cappella, senza musica in sottofondo. Tipo i Kiss quando urlando spaccavano le chitarre sul palco, ma noi, appunto per distinguerci, senza giro di DO.

Un membro della famiglia finalmente si schiude dall’essere stato riccio per ventiquattro interminabili ore ed ecco che ne arriva un altro che ci vuol mettere del suo. Venghino venghino siori e siori, per rompere i maroni agli altri membri della famiglia c’è sempre posto. Presto salire che si riparte. (Manco fossimo al Luna Park).

Oggi “maledico” inoltre anche il diario delle vacanze, come compito estivo, che il piccolo ha iniziato tre giorni fa con poco entusiasmo, e io pensavo ” peccato”. Gli ho raccontato che si possono usare colori, foto, depliant, scontrini, cose da appiccicare. Ma lui sempre molto poco convinto mandandomi al diavolo. Ma io ho continuato a dirgli, nonostante gli insulti, che ci avrebbe potuto anche attaccare foglie, conchiglie, cose che trovi in giro, ma lui se n’è fottuto bellamente, e lì, mio malgrado, mi sono arresa.

Oggi invece gli è partito l’embolo per il diario e mi ha sequestrata in bungalow dalle due alle cinque scivendo le sue tre, beato lui, vacanze contemporaneamente. Scrivendo, disegnando, colorando, appiccicando, senza un attimo di tregua e con un bel sorriso sulle labbra. Mannaggia a me e al mio entusiasmo.

Però poi abbiamo nuotato in un mare limpido e cristallino fino alle sette e trenta di sera ridendo, ridendo e ancora ridendo.

Quarto giorno di vacanza al mare – la metamorfosi

19 Ago

Anche oggi ho iniziato la mattinata con una corsa sulla spiaggia per prepararmi al peggio, e infatti.

Tra le varie vicissitudini della giornata in cui la famosa frase “c’è baruffa nell’aria” noi la usiamo solo come riscaldamento, prima di attaccare un lungo (di rabbia) progressivo per poi terminare con scoppiettanti allunghi quasi senza recupero dove il tutto contro tutti è oramai la regola standard, mi sono accorta che i tre, neanche si fossero messi d’accordo, si stanno trasformando da campeggiatori italici dove ogni nuovo pertugio è un’avventura, in campeggiatori nord europei dove faccio un giorno di viaggio per poi rinchiudermi in un campeggio col giornale in mano e non varcare il cancello di uscita se non per la partenza.

Io che scalpito per andare, guardare, scoprire, visitare, osservare, loro invece (i piccoli per il momento ma il marito si sta facendo convincere) farebbero solo piscina bungalow, bungalow piscina.

Oggi sono riuscita a trascinarli in spiaggia (a 500 mt in linea d’aria dal campeggio) ma dopo mezz’ora è venuta fuori una scena che il marito e il piccolo se ne sono tornati in campeggio, e il grande era sparito per poi ritrovarlo in campeggio mezz’ora dopo mentre io annaspavo sulla spiaggia alla sua ricerca, con in viso stravolto all’Urlo di Munch.

Per sfogarmi ho cucinato per due ore, manco fossi venuta qui a cucinare per insegnare ai discendenti napoleonici , che ‘ste cazzo di salse su ogni dove non le vogliamo più vedere.

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